(Foto di Ansa)
MONDO. Russi e ucraini continuano a darsele di santa ragione nonostante capiscano che una soluzione militare al conflitto sia ormai introvabile.
Lettura 2 min.
La novità delle ultime settimane è semmai che Mosca e Kiev hanno aperto dei canali di dialogo. I due responsabili per la difesa dei diritti umani si sono visti al confine bielorusso-ucraino. Roman Abramovich, oligarca vicino a Putin, è andato addirittura a trovare di persona Zelensky. Il tentativo dell’ex padrone del Chelsea di creare una base di fiducia per permettere un approccio diretto fra i due leader non ha, però al momento, sortito l’effetto sperato. Lo scambio successivo di dichiarazioni pubbliche tra Putin e Zelensky ha dimostrato che il capo del Cremlino non è pronto ad alcun compromesso. Nulla di nuovo, pertanto, sotto al cielo: le posizioni negoziali sono le stesse da anni.
Vanno messi, tuttavia, altri elementi in evidenza. Il primo è che i clamorosi attacchi con i droni ucraini a San Pietroburgo durante il Forum economico internazionale hanno assestato un duro colpo al prestigio di Putin come comandante militare in capo. Si è capita la ragione per cui la tradizionale parata sulla Piazza Rossa del 9 maggio sia stata così ridotta. Zelensky sta iniziando a controllare i cieli russi tanto che, nel pieno centro di Mosca, sono state montate sui tetti di alcuni grattacieli delle postazioni di difesa anti aerea.
Il secondo elemento è che Putin ha perso la battaglia mediatica con Zelensky, dimostrando chi non vuole la pace. Il presidente ucraino aveva la necessità di ribadire ai partner occidentali - in queste ore, non lo si dimentichi, gli europei stanno discutendo dell’accesso di Kiev all’Ue e gli alleati della Nato delle forniture di altre armi - di essere l’aggredito e la vittima della cattiveria altrui. Fondamentale è un passaggio della «lettera aperta» dell’ucraino al russo resa pubblica nei giorni scorsi ore. Zelensky avverte Putin che se il capo del Cremlino continuerà la sua «Operazione militare speciale» il suo potere sarà in pericolo. Storicamente uno zar non vittorioso dura poco al comando e Zelensky glielo ha ricordato. Ma Putin lo sa benissimo: ecco il motivo delle ulteriori imponenti misure di sicurezza per difenderlo. Per la prima volta, da anni, Putin è un ostacolo che rallenta lo sviluppo del Paese e non un fattore trainante delle sue dinamiche politiche ed economiche. Al Forum - e questo è l’elemento nuovo - il capo del Cremlino ha per la prima volta sostenuto di non volere un’Europa militarizzata, un’Europa della difesa, ma è proprio la sua politica ad averla causata. Da abile giocatore di poker, l’ex spia del Kgb ha nascosto per anni i suoi veri obiettivi, ossia abbattere o ridimensionare l’Europa - che è il «polo» che attrae tutti nel Vecchio continente - e ha messo in ombra il «Polo» russo.
Nonostante le inesattezze scritte per anni sull’Europa (in questo caso Regno Unito e Ue), fuori dai giochi diplomatici ad Est Putin ha ribadito che desidera avere come capo negoziatore il suo amico, l’ex cancelliere tedesco, Gehrard Schroeder. In realtà per gli europei la migliore scelta è l’altra ex cancelliera, Angela Merkel, che è riuscita per anni a «contenere» il capo del Cremlino e da buona tedesca orientale, che ha vissuto per decenni sotto il comunismo, sa come trattare con persone legate ai Servizi.
Con la presa di coscienza del fallimento dei dilettanteschi tentativi dell’Amministrazione Trump, ci si avvicina al vero negoziato (rimandato per anni) a tre: Europa (Regno Unito e 27), Russia e Ucraina. Dal suo esito dipenderanno le sorti del Vecchio continente nel XXI secolo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA