Parole e segni a custodia del bene

Parole e segni
a custodia del bene

Fino a poche settimane fa l’esordio abituale delle nostre telefonate era: «Dove sei?». Ora la parola d’ordine è: «Come stai?». Non è in dubbio lo spazio nel quale ci troviamo, ma le condizioni nelle quali lo abitiamo. Sono giorni surreali, dove tutte le consuetudini e i riferimenti simbolici vengono sopraffatti …

Parole e segni
a custodia del bene

Fino a poche settimane fa l’esordio abituale delle nostre telefonate era: «Dove sei?». Ora la parola d’ordine è: «Come stai?». Non è in dubbio lo spazio nel quale ci troviamo, ma le condizioni nelle quali lo abitiamo. Sono giorni surreali, dove tutte le consuetudini e i riferimenti simbolici vengono sopraffatti dall’emergenza di contenere una minaccia che, non mostrandosi in maniera leale, rende tutti potenziali nemici. L’inquietudine fa da cornice a gesti che, all’inizio della pandemia, rimanevano celati e quando trapelavano sembravano incredibili, ma ora hanno giustamente guadagnato la ribalta. Pensiamo all’impegno con il quale medici, infermieri e operatori sanitari presidiano, stremati, il fronte di questa battaglia. Per indicare il loro operato è tornato in auge un termine scomodo: quello di sacrificio. Come nominare diversamente le scelte di tante donne e di tanti uomini che, non solo negli ospedali, consacrano la loro vita occupandosi di altri fino a dimenticarsi di sé? In forma almeno indiretta, tutti abbiamo raccolto le testimonianze struggenti di nuclei familiari, nei quali chi si è prodigato per alleviare le sofferenze dei congiunti è arrivato a condividerne la sorte.