Bruxelles, tra le vittime anche un’italiana Patricia Rizzo dispersa in metropolitana
La Farnesina ritiene molto probabile che ci sia un’italiana tra le vittime degli attentati di Bruxelles. Si chiama Patricia Rizzo.
La Farnesina ritiene molto probabile che ci sia un’italiana tra le vittime degli attentati di Bruxelles. Si chiama Patricia Rizzo.
Cristina Castagnoli, bergamasca e funzionario del Parlamento europeo a Bruxelles, vive e lavora nella zona colpita dagli attentati. Ecco la testimonianza che ci ha inviato.
Continua a salire il bilancio ufficiale delle vittime degli attacchi di martedì 22 marzo a Bruxelles. Secondo gli ultimi dati forniti nella serata dal ministro della Sanità belga, Maggie De Block, i morti sono 31 mentre il numero dei feriti è di almeno 250 persone.
Da un lato la Lega Nord che protesta in via San fermo, contro le moschee e in occasione degli attentati terroristici a Bruxelles. Dall’altra parte una manifestazione silenziosa in piazza Vittorio Veneto. Questa è Bergamo nella serata di martedì 22 marzo.
Conferenza stampa del ministro dell’Interno dopo la riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica: «In Italia manteniamo il livello di allerta 2». Un cittadino iracheno noto alle autorità belghe e francesi è stato arrestato a Napoli «perché in contatto con terroristi».
Oggi il voto al senso di sicurezza è 5 (minimo 1 e massimo 10) rispetto ad un voto dal 6 al 7 nei giorni normali, circa due punti in meno.
«Servono regole severe». Lo dice la Regione Lombardia che torna a parlare della sua legge anti-moschee. E a Bergamo la Lega organizza un presidio per la serata di martedì 22 marzo, alle ore 20 in via San Fermo.
Il questore interpellato da L’Eco di Bergamo conferma: innalzato il livello di vigilanza su obiettivi sensibili di città e provincia come l’aeroporto e le stazioni ferroviarie subito dopo la notizia degli attentati in Belgio.
Dopo gli attacchi di martedì 22 marzo a Bruxelles la frontiera tra Belgio e Francia è stata chiusa. Zaventem è l’aeroporto principale belga, ma non partono voli dallo scalo di Bergamo. Stato di massima allerta anche a Fiumicino, sospesi tutti i voli per Bruxelles.
Spari durante perquisizioni polizia legate alle stragi di Parigi, «ma non a Salah». Terroristi in fuga, altri asserragliati in un appartamento: uno è stato ucciso. Evacuate quattro scuole.
Oltre 22 mila profili di miliziani dell’Isis. È il database che l’intelligence tedesca è riuscita ad ottenere. Tra loro anche degli italiani, tra cui un rapper bresciano. E poi: più di una mezza dozzina di inglesi e alcuni americani.
Sono stati liberati i due italiani che erano ostaggi in Libia: si tratta di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno. È stato il giornale La Stampa, sull’edizione online, a dare per primo la notizia, la mattina di venerdì 4 marzo.
Secondo la Farnesina due dei tecnici italiani della Bonatti rapiti a luglio in Libia, sarebbero stati uccisi in una sparatoria nei pressi di Sabrata.
Due condanne a cinque anni e quattro mesi, una a cinque anni e mezzo di carcere: queste le richieste del pm Enrico Arnaldi di Balme, oggi a Torino, al processo contro tre attivisti di Elf, movimento definito dagli inquirenti «ispirato all’ecologismo radicale».
Ci sono atti coperti dal segreto di Stato che riguarderebbero Muhammad Zulkifal, l’imam di Zingonia in carcere in Sardegna con l’accusa di associazione terroristica.
Treviglio, i coniugi Gjecaj a luglio erano finiti nell’inchiesta con l’accusa di aver aiutato la jihadista «Fatima», la prima foreign fighter italiana, a raggiungere la Siria per unirsi all’Isis.
Sarà interrogato entro la fine della settimana dal Gip del Tribunale dei Minori di Brescia uno dei due siriani fermati all’aeroporto di Orio al Serio lo scorso 18 novembre.
La Procura di Brescia ha chiesto il rinvio a giudizio per 48 secessionisti lombardo veneti, accusati di terrorismo nell’ambito dell’inchiesta che nell’aprile del 2014 aveva portato in carcere 24 Serenissimi.
All’indomani della diffusione di un altro agghiacciante video Isis contro i Paesi della coalizione – in particolare Francia, Roma e Gran Bretagna – Europol lancia l’allarme.
L’Isis ha diffuso in rete un messaggio di minacce a Roma utilizzando scene tratte dal film «Leone del deserto», pellicola del 1981 ambientata in Libia e finanziata da Gheddafi.