Il Master per guidare la trasformazione digitale

Che cosa significa trasformare un’azienda tradizionale in un’impresa digitale? E quali nuove competenze sono necessarie? A quali esigenze aziendali occorre fare riferimento per individuare il percorso da seguire? L’Università di Bergamo ha predisposto un nuovo Master che risponde a queste domande e esigenze: formare manager in grado di accelerare questo passaggio aziendale

La fatica della trasformazione

Le aziende - quelle poche che li avviano - fanno fatica a completare i progetti di trasformazione digitale. Molte - oggi ancora troppo numerose - hanno difficoltà fin dall’inizio, a impostare una strategia o anche solo a individuare un percorso capace di implementare quelle trasformazioni in senso digitale che l’innovazione tecnologica impone come scelta ineludibile. E, soprattutto, coerente con la propria vocazione produttiva e organizzazione aziendale.

La ricerca del ministero dello Sviluppo economico, il Mise, che ha voluto misurare dopo tre anni di incentivi fiscali in una prospettiva di Industria 4.0 (il cosiddetto Piano Calenda), ha rilevato quanto sia ancora effettivamente alto il ritardo da colmare.

Il primo dato è già di per sè sconfortante: la stragrande maggioranza delle imprese non ha ancora fatto nulla. Solo l’8,4% del totale si può definire un’impresa 4.0, cioé ha adottato almeno una delle tecnologie individuate come abilitanti della quarta rivoluzione industriale.

Ma oggi, rendere la trasformazione digitale in un’opportunità richiede ben più della sola tecnologia. L’innovazione è un reale fattore di trasformazione che rende l’impresa più intelligente (smart), ma rimodella anche tutte le sue funzioni aziendali all’interno della più ampia organizzazione.
E per sfruttare al meglio il potenziale digitale servono ben più anche degli ultimi tool.

Gli insuccessi finora registrati spiegano che la vision digitale richiede un approccio in grado di comprendere e dialogare non solo con le ultime tecnologie, ma anche con i nuovi modelli gestionali. Rivolgere l’attenzione a una sola dimensione per volta, con un approccio verticale: dedicarsi prima alla tecnologia, poi alla parte di competenze e, infine, al modello organizzativo è un errore. L’esperienza sul campo dimostra la sua inefficacia: le aziende tradizionali che hanno avviato una trasformazione digitale hanno faticato a combinare in modo ottimale questi tre elementi strategici.
E un’azienda su quattro non è riuscita a portare a buon fine il progetto.

I tre pilastri della digital transformation

Tecnologia, organizzazione e persone si incrociano inevitabilmente nell’impatto con le trasformazioni di Industria 4.0. E ciascuna non può prescindere dall’altra: tecnologia, struttura organizzativa, ma senza le persone che ne fanno parte e le loro competenze – hard e soft skill - il progetto si interrompe.

«Il passaggio reale, in un processo di trasformazione digitale delle aziende, è la capacità di abbinare alle macchine, alla tecnologia introdotta nell’impresa una strategia di crescita e di sviluppo che guidi e gestisca il cambiamento e l’impatto a livello operativo e organizzativo. Occorre cioè – spiega Gianluca D’Urso, direttore del Master in Gestione della Fabbrica intelligente dell’Università di Bergamo - una visione d’insieme, quasi “olistica”, delle aree lungo cui la trasformazione fa intersecare le tre discipline, fino a creare il modello di fabbrica intelligente».

Tre pilastri con ciascuno un ruolo determinante nel guidare l’innovazione e la trasformazione digitale. Vediamoli in sintesi:

  • 1 - La persona al centro
    L’innovazione mette la persona al centro del processo di trasformazione digitale, il capitale umano, le sue competenze in termini di tecnici (hard skill) e di relazione (soft skill) diventano le leve per accompagnare il cambiamento. Il percorso di trasformazione organizzativa e gestione dell’azienda ha un duplice obiettivo: far emergere e valorizzare le competenze interne. Ma di favorire anche la retention delle persone ad alto potenziale.
  • 2 - Processi e business model
    Il paradigma di industria 4.0 è fondato sull’innovazione tecnologica. Determinante quindi saper conoscere le tecnologie abilitanti e i corrispondenti ambiti e potenzialità di applicazione non solo in relazione ai processi produttivi, ma in particolare anche rispetto alla loro capacità di creare nuove opportunità per modificare, trasformare o inventare un nuovo modello di business per la propria azienda, fino ad allora rimasti inesplorati.
  • 3 - Una nuova architettura
    La trasformazione digitale ha un impatto diretto sull’organizzazione aziendale: cambiano le funzioni aziendali, i flussi delle informazioni, i processi decisionali seguono altri ritmi e tempi, cambiano di conseguenza l’assessment e il modo di misurare e valutare ogni tipologia di prestazione. Alla fine tutto questo richiede nuovi modelli di gestione e di organizzazione aziendale tenendo conto della tecnologia, degli strumenti e delle persone coinvolte.

Una competenza interdisciplinare

La Fabbrica intelligente è il risultato di questo percorso, che poggia su tre precise direttive, e che definisce un modo completamente diverso di lavorare, è un paradigma che obbliga a rivedere in una prospettiva sistemica, non più a settori, l’intera dinamica dei processi decisionali inevitabilmente conseguenza dell’impatto della trasformazione digitale, a cominciare dalle nuove soluzioni di processo introdotte con la possibilità di mettere in connessione tutte le macchine.

È questo il cambiamento d’approccio: disporre di una competenza interdisciplinare legata a una figura che oggi ancora manca fra le nuove professionalità. Ed è allora in questa ottica che l’Università di Bergamo, in collaborazione con il Dih, il Digital Innovation Hub, di Bergamo ha predisposto una nuova offerta formativa: il Master in Gestione della Fabbrica intelligente, un percorso executive in Smart manufacturing management e Digital transformation.

Un Master executive di 18 mesi, lezioni per due weekend al mese con inizio il prossimo maggio 2019, che punta a coinvolgere in un percorso di formazione tutta la scala di funzioni aziendali, dal dipendente passando dai tecnici per arrivare al management e ai dirigenti, ma tutti già operativi in azienda.

Una nuova figura di manager

Un Master per accelerare la trasformazione digitale delle imprese. Una nuova figura di manager, lo Smart manufacturing manager, capace di avere una visione d’insieme in grado, come un direttore d’orchestra, di individuare, pianificare e governare l’irrinunciabile passaggio verso il modello di fabbrica intelligente. Significa saper riconoscere dentro l’azienda le esigenze e le opportunità di innovazione, conoscere le potenzialità delle tecnologie e comprenderne le implicazioni, ma soprattutto organizzare e gestire progetti di digitalizzazione e di innovazione tecnologica.

L’Università di Bergamo gioca una nuova proposta formativa per le piccole medie imprese, lungo un percorso che punta a rivolgersi e a coinvolgere prima le persone con una formazione dedicata – manager, dirigenti, tecnici, figure già in azienda e con esperienza di almeno 5 anni -, poi le imprese e a ricaduta l’intero territorio con gli apporti di contaminazione e di condivisione di Confindustria Bergamo, del consorzio tecnologico Intellimech e del Digital innovation hub di Bergamo. Saranno tutte esperienze messe a comune denominatore dell’intero ecosistema produttivo del territorio.

È la risposta formativa per recuperare un ritardo che va recuperato al più presto. Le piccole medie imprese fanno fatica ad adottare le nuove tecnologie. Ma peggio ancora, l’innovazione tecnologica e digitale resta ben lontana dal poter innescare le trasformazioni produttive previste dal paradigma Industria 4.0.
La prima fotografia dell’impatto che il digitale sta avendo sulle medie e piccole imprese l’ha scattata il ministero dello Sviluppo economico (Mise): solo l’8,4% del totale si può definire Impresa 4.0, ha cioè adottato almeno una tecnologia abilitante. Un altro 4,7% ha promesso che si trasformerà in smart factory nei prossimi tre anni.

Sono tutte Pmi, perché le grandi imprese industriali si sono ormai adeguate al nuovo paradigma della quarta rivoluzione industriale, hanno anche un management più giovane, laureato, già qualificato con le nuove competenze digitali e che spesso arriva da precedenti esperienze in altre imprese.

Sono le Pmi, le meno strutturate, quindi, a essere in ritardo.Perché?
I dati Mise svelano il risvolto reale del problema. Chi ha adottato almeno una tecnologia digitale poi in realtà «non si è mai dotato di una strategia» in grado di guidare e portare a termine la trasformazione digitale. Carenza di competenze manageriali, tecnico-professionali e specialistiche e incapacità di collegare l’implementazione delle tecnologie digitali con le altre dimensioni organizzative dell’azienda sono il primo ostacolo. Con un limite ulteriore.

«Guidare la trasformazione digitale di un’impresa – spiega Roberto Pinto, direttore del Master in Gestione della fabbrica intelligente dell’Università di Bergamo – richiede una visione d’insieme, in cui con lo sviluppo tecnologico vengano coinvolte anche le altre due interfacce del cambiamento, il fronte organizzazione e il capitale umano, le persone. I cambiamenti di ogni area del triangolo, sotto l’impatto digitale, influenzeranno anche gli altri due e viceversa. E solo le interrelazioni fra le tre dimensioni se identificate, pianificate e governate in tempo potranno attuare interamente il modello di smart manufacturing».

Nasce da qui lo Smart manufacturing manager, il profilo manageriale al centro della nuova offerta formativa di UniBg. «Il Master vuole colmare un vuoto, formando manager capaci di interagire con le tecnologie e cogliere come il digitale – spiega Gianluca D’Urso, direttore del Master – comporti un pesante cambiamento sia dei processi di produzione, sia dell’organizzazione e dei modelli gestionali. È questa la sfida per tutti».

Il percorso del Master

Ma chi è esattamente lo Smart Manufacturing Manager in un’azienda. Il quadro intorno a cui ruota questa domanda non può fare a meno di riferirsi né al proprio ecosistema (il territorio e le sue imprese), né tanto mano alla propria filiera a cui appartiene ed è inserita ciascuna azienda. Con un dato in più: da un’ultima ricerca commissionata da Fujitsu (The Digital Trasformation Pact) è emerso che l’84% delle aziende ha sottolineato che i propri clienti si aspettano che «siano maggiormente digitali», mentre il 71% pensa di «non essere all’altezza rispetto ai propri competitor».

Il Master strutturato dall’Università di Bergamo, parte anche da questa consapevolezza: la tecnologia può essere un fattore reale di trasformazione, ma dipende molto da chi adotta la leadership di questa trasformazione.

Ecco quindi chi deve essere lo Smart Manufacturing Manager, secondo il percorso del master di UniBg:

Ed ecco, allora le figure più importanti all’interno di un’azienda a cui si rivolge il percorso manageriale:

Poter contare su una esperienza in corso all’interno di un’azienda può trasformarsi in un vantaggio importante: è più facile individuare da quali processi e comportamenti avviare il percorso di digitalizzazione e renderli meglio coerenti con la strategia di crescita dell’azienda, senza rinunciare a individuare nuove opportunità di business piuttosto che concretizzare un’innovazione tecnologica significativa per alcune aree e organizzazione dell’azienda.

In questo senso il Master definisce un approccio manageriale al processo di trasformazione digitale.
Ecco, a punti, il percorso di formazione:

Tecnologie. Ma quali? Quando le imprese si esprimono sulle loro intenzioni di introdurre innovazioni tecnologiche, la sensazione è che guardano quasi sempre a un ampio “catalogo”, a una grande varietà di sistemi, indice di una buona consapevolezza dell’impatto rivoluzionario che avrà quel cambiamento tecnologico. In sintesi alcuni risultati parlano di imprese che prevedono di introdurre soluzioni legati alla cybersicurezza (52%), all’IoT (l’Internet of Things, 51%), a progetti di cloud computing (47%) o, per chi si spinge un po’ più in là, all’intelligenza artificiale per il 46%.
Lo Smart manufacturing manager è chiamato a scegliere e integrare queste tecnologie con l’organizzazione aziendale, individuando anche le competenze (persone) capaci e di talento in grado avvalersene: senza questo corretto approccio i risultati saranno più difficili da raggiungere.

Ecco perché un altro passaggio del percorso di formazione del Master di UniBg si concentra sullo sviluppo di competenze in differenti aree tecnologiche dell’azienda. Ecco le principali che il Master di UniBg considera prioritarie:

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«Il limite più importante cui devono far fronte oggi le imprese è mettere a punto una visione complessiva, una strategia che sappia coniugare gli obiettivi di crescita con il processo di trasformazione digitale: una scelta non più rinviabile». Roberto Pinto, Direttore del Master in Gestione della Fabbrica Intelligente, su questo aspetto è categorico. Ma rilancia anche una nuova urgenza.

Perché le aziende faticano a combinare i tre elementi della trasformazione tecnologica?

L’introduzione delle tecnologie implica spesso un cambiamento nel modo di lavorare e nel business model stesso dell’azienda, richiedendo competenze nuove. Tra tutti, l’elemento tecnologico è probabilmente quello più tangibile e, quindi, più facile da giustificare a fronte degli investimenti richiesti. Ma la digitalizzazione del manifatturiero è tanto più efficace quanto più fondata su un equilibrio tra tecnologia, organizzazione e risorse umane.

La carenza di competenze può essere colmata da dentro l’azienda?

In parte sì, soprattutto quando si tratta delle competenze necessarie a guidare il processo di trasformazione digitale delle aziende: conoscere l’azienda e i suoi processi è fondamentale.

In questo percorso il Master di Unibg in che modo si inserisce?

L’obiettivo del Master è formare una figura chiave nel processo di trasformazione digitale, in grado di orchestrare il cambiamento cogliendo opportunità e impatti delle nuove tecnologie sull’intera organizzazione.

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