L’ex socio del killer del tribunale: «Fossi stato in aula sarei morto»
«Se fossi andato in tribunale, in questo momento non sarei qui a parlare, ma sarei sicuramente sottoterra. Morto ammazzato dal mio ex socio».
«Se fossi andato in tribunale, in questo momento non sarei qui a parlare, ma sarei sicuramente sottoterra. Morto ammazzato dal mio ex socio».
Il flash dell’agenza Ansa alle 22,28. Meredith: assolti Knox e Sollecito. Per l'omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il primo novembre 2007, la Cassazione ha assolto Raffaele Sollecito e Amanda Knox per non aver commesso il fatto.
A ucciderlo è stato il fratello, travolgendo lui e la dottoressa Eleonora Cantamessa con l’auto lanciata a novanta all’ora. Ma, per il medico legale, Baldev Kumar sarebbe morto anche senza l’investimento.
Svolta nell’omicidio di Stefano Epis, classe 1967, originario di Seriate, trovato morto nel suo appartamento di via Gonin 28, a Milano, il 13 marzo scorso,
«Ho trovato Massimo Bossetti molto provato, sia per la sua situazione (è in carcere da 9 mesi), sia per la preoccupazione riguardo alle conseguenze che tutta questa vicenda lascerà sulla sua famiglia e sui suoi figli».
Martedì sera 17 marzo l’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti, sarà ospite della trasmissione televisiva «Bergamo in diretta» (alle 20,50 su Bergamo Tv) condotta da Paola Abrate e dedicata interamente al caso Yara.
L’avvocato Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, ipotizza l’eventualità di presentare una richiesta di rito abbreviato, ma condizionato, per il suo assistito, in carcere dallo scorso 16 giugno con l’accusa di aver rapito e ucciso Yara Gambirasio.
Rimane in carcere Massimo Bossetti, il muratore arrestato nel giugno scorso per l'omicidio di Yara Gambirasio. Lo hanno deciso i giudici del Riesame di Brescia, respingendo l'istanza di scarcerazione presentata dalla difesa.
La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì 6 marzo. La Corte d’assise ha accolto le richieste del Pm.
Per l’omicidio Puppo, che vede imputato come mandante l’architetto-immobiliarista Fabio Bertola, la sentenza è attesa non prima delle 18 di venerdì 6 marzo. Arriverà dunque in serata.
Sono tre le telecamere che, tra le 18 e le 18.47 del 26 novembre 2010 - vale a dire nei minuti che gli inquirenti considerano immediatamente precedenti alla scomparsa di Yara Gambirasio, il cui cadavere venne trovato tre mesi dopo in un campo di Chignolo d'Isola - riprendono per sette volte il furgone Iveco Daily di Massimo Bossetti, l'uomo in carcere con l'accusa di aver ucciso la tredicenne.
Yara è stata aggredita con un’arma bianca nel campo di Chignolo dove poi è morta, non è stata trascinata e durante quei terribili istanti è rimasta sia in posizione supina (come poi è stato ritrovato il corpo) sia in posizione prona, ma per meno tempo.
Ultime e decisive battute del processo a carico di Fabio Bertola, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Roberto Puppo, ammazzato in Brasile nel 2010.
Al processo che vede imputato l’indiano Vicky Vicky per la morte della dottoressa Eleonora Cantamessa, investita l’8 settembre 2013 mentre soccorreva Baldev Kumar, un indiano vittima di una rissa, mercoledì 25 febbraio è stato il giorno della deposizione di Mariella Armati, mamma di Eleonora, e di quella dell’imputato.
Claudio Salvagni, avvocato di Massimo Bossetti, in una conferenza stampa nel suo studio di Como, e con accanto tutti i periti della difesa, ha illustrato i dettagli della nuova istanza di scarcerazione a favore del carpentiere di Mapello, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio e in carcere dallo scorso giugno, ovvero da otto mesi.
«Sono fiducioso, anche se so bene che la battaglia sarà lunga. Per questo sono preparato anche a stare in carcere a lungo per dimostrare la mia innocenza, anche se serviranno più gradi di giudizio, in un percorso giudiziario lungo e tortuoso».
In principio fu il Dna (il «faro dell’inchiesta», per dirla con il pm Letizia Ruggeri), l’asso che ogni magistrato inquirente vorrebbe fra le sue carte per portare a processo un sospetto omicida. Un indizio granitico, ma (a voler trovare un neo) forse un po’ impersonale e asettico per la maggioranza dell’opinione pubblica, che di nuclei, cromosomi e alleli ha solo qualche vaga reminiscenza scolas…
Gli inquirenti stanno scavando nelle amicizie di Daniel Savini, il 31enne di Villa d’Adda arrestato sabato scorso con l’accusa di omicidio volontario. Lui stesso ha ammesso di avere ucciso il viado ritrovato in un lago di sangue nella taverna di casa sua in via Casargo, massacrato a coltellate.
È ancora senza nome il transessuale ucciso sabato mattina a Villa d’Adda da Daniel Savini, 31 enne di origini guatemalteche che si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario.
I cellulari scomparsi, tranne una batteria trovata nel bagno. La vittima - il trentenne marocchino Hassan Mahsouri - massacrata con 40 coltellate e forse rivestita, con gli indumenti sporchi di sangue ma privi di tagli, e senza ferite da difesa.