I social inquinati, emergenza globale
MONDO. Sì ad una riorganizzazione, no alla jungla e soprattutto no alla censura. Dall’Australia alla Spagna si moltiplicano le iniziative per porre rimedio alle attuali storture dei social media.
MONDO. Sì ad una riorganizzazione, no alla jungla e soprattutto no alla censura. Dall’Australia alla Spagna si moltiplicano le iniziative per porre rimedio alle attuali storture dei social media.
MONDO. Nessun cacciatorpediniere schierato, ma una chiusura dipendente da valutazioni politiche sui pericoli di terrorismo, malattie e varie da dimostrare a priori. Siamo ancora sul versante degli arrivi da arginare, ispirato alla solita spettacolarizzazione degli annunci.
MONDO. Senza un quadro di cooperazione multilaterale, Federazione Russa e Occidente sono condannati a un’emarginazione progressiva.
MONDO. È utile e urgente porsi la domanda di come e dove dare voce al grido dei popoli martoriati dal conflitto.
MONDO. Si deve pensare in grande se si ritiene di essere una superpotenza. E la Russia di Putin ha l’ambizione di essere ancora tale. Il nodo territoriale del Donbass, ufficialmente l’intralcio alla tregua in Ucraina, appare oggi solo uno specchietto per le allodole. In queste ore, sul tavolo negoziale, ci sono poste ben più consistenti.
MONDO. Prima il documento congiunto sull’automotive e il Green Deal. Poi quello sulla competitività europea. In questi giorni l’idea di radunare un gruppo di Paesi, detti «amici della competitività», alla vigilia del Consiglio europeo che a questo tema sarà consacrato, con l’idea di influenzarne lavori e decisioni.
ITALIA. Come sempre succede nei momenti di gran tensione politica, la battaglia tra i partiti si trasferisce su un terreno predisposto: la Rai. Sinistra contro destra (e viceversa) per il «caso Petrecca», e poi per il «caso Pucci», per un altro «caso Giletti-Report» in incubazione e senza dimenticare un avvincente «caso Cerno» ormai alle viste.
MONDO. L’Unione europea va avanti o indietro? Sta in mezzo, a metà strada. Giovedì, in un castello in Belgio, si riuniscono i leader dei Ventisette per definire tempi e modalità delle iniziative volte a rilanciare la crescita economica.
IL COMMENTO. Giulia Gabrieli scriveva: «Il fatto è che la gente ha paura della malattia, della sofferenza. Ci sono molti malati che restano soli, tutti i loro amici spariscono, spaventati. Non bisogna avere paura! È proprio questo allontanamento che mette timore a noi malati. Se invece gli altri ci stanno vicino, ci vengono accanto, ci mettono una mano sulla spalla e ci dicono: “Dai che ce la f…
ITALIA. Il crollo in Borsa di Stellantis del 25% non è un episodio isolato. Anche altri titoli importanti, così come i metalli preziosi, hanno registrato forti cadute. Però non sembra la fine del mercato rialzista ma l’affermarsi di una fase di maggiore selettività degli investitori e conseguentemente di maggiore volatilità.
MONDO. Oggi, mentre l’ordine internazionale scaturito dal secondo dopoguerra rivela tutte le sue crepe, è Pechino a occupare lo spazio lasciato dalle incertezze occidentali, contribuendo in modo determinante alla forma che assumerà il nuovo assetto geopolitico del pianeta.
ITALIA. L’esperienza di questi ultimi trent’anni di bipolarismo, per quanto zoppicante, ci ha insegnato che una maggioranza non viene azzoppata dall’opposizione. Se cade è per le sue beghe interne. Così è stato per il centrodestra.
MONDO. Nessuno, siamo convinti, la rispetterà. Nessuno tra coloro che sono coinvolti nei 70 conflitti noti o dimenticati si è posto in queste ore la questione della tregua olimpica. D’altra parte mai la tregua olimpica ha posto fine ad un conflitto armato e mai è stata rispettata nemmeno per qualche ora, neppure alle Olimpiadi antiche.
ITALIA. A circa un mese e mezzo dal referendum sulla riforma Nordio della Giustizia, le misure di sicurezza diventano il motivo principale dello scontro politico.
MONDO. Per capire l’importanza del trattato New Start, scaduto ieri, basta citare i nomi dei protagonisti: i presidenti Barack Obama e Dmitrij Medvedev che lo siglarono nel 2010, i ministri degli Esteri Hillary Clinton e Sergej Lavrov che lo ratificarono e lo resero operativo nel 2011.