Proviamo a svelare il mistero del prezzo vero del metano

Nessuno sa quanto effettivamente i grandi importatori europei paghino il gas, tanto meno quello che viene dalla Russia. Il regolatore italiano Arera si affida alle quotazioni della borsa olandese Ttf, dove regna la speculazione. Eppure potremmo risparmiare miliardi. In questo articolo spieghiamo come.

Sommario

Un mercato fuori controllo

I protagonisti della filiera del metano

Come si costruisce la bolletta

Ma quanto costa veramente il gas nudo e crudo?

Ecco il prezzo di importazione del gas

Ed ecco quanti miliardi si sarebbero potuti risparmiare

Un mercato fuori controllo

La guerra in Ucraina, oltre alla orribile scia di sangue che lascia sul terreno, ha fatto impazzire i prezzi del gas, che scorre a fiumi dai giacimenti della Siberia verso l’Europa occidentale. Le bollette per famiglie e imprese sono schizzate, condizionando la ripresa dell’economia che fino a pochi mesi fa era data da tutti gli analisti in forte espansione.

Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha paventato l’inizio di una possibile stagione di austerity, che per le famiglie può significare un maglione in più d’inverno e il portafogli ancor più leggero, e per le aziende rischia di far sballare i conti e di bloccare le attività, nonostante gli interventi di sostegno del governo. A febbraio il centro studi di Confindustria aveva indicato per il 2022 in 37 miliardi di euro la spesa delle imprese per l’energia, cinque volte superiore a quella del 2019; dopo lo scoppio della guerra ha dovuto rivedere la previsione alzandola a 68 miliardi, nove volte in più di tre anni fa.

Del resto il gas sul mercato di riferimento, il Title Transfer Facility (Ttf) che ha sede in Olanda, a marzo è arrivato a costare 227,2 euro per Megawattora, contro i 16 di un anno prima, e in questi giorni viaggia attorno ai 100 euro.

C’è però qualcosa che non torna in questo impazzimento del mercato e diversi osservatori lo hanno denunciato, cominciando dall’economista Carlo Cottarelli, che è più volte intervenuto mettendo in allarme dalle speculazioni che si stanno giocando sulla pelle dei consumatori e denunciando il fatto che il prezzo reale del metano acquistato dai grandi importatori sia segreto.

Cerchiamo di svelare il mistero

I protagonisti della filiera del metano

Il lungo viaggio del gas

La costruzione dei prezzi del metano è complicata, perché sono molti gli attori che intervengono sulla strada, lunga migliaia di chilometri, che porta il gas ai consumatori. Cerchiamo di sbrogliare la matassa. Per visualizzare schematicamente il percorso rimandiamo a un efficace disegno realizzato da Snam , la società che gestisce le principali infrastrutture metaniere italiane.

I giacimenti lontani

Il gas viene estratto nel sottosuolo e, purtroppo per noi europei, la gran parte arriva da fuori l’Unione: Norvegia, Africa e Asia centrosettentrionale, soprattutto Siberia, cioè Russia. Per noi italiani la quota di importazione è addirittura il 96%.

Gasdotti e metaniere

Vi sono due sistemi di trasporto di questo metano: i gasdotti (di cui abbiamo parlato approfonditamente in un altro articolo ) e le navi metaniere cariche di gas liquefatto. Una volta arrivato al confine, il combustibile viene preso in consegna dalle società di importazione che lo possono depositare nei grandi giacimenti sotterranei rimasti vuoti dopo l’estrazione degli anni Sessanta-Settanta, oppure lo possono convogliare subito nella capillare rete di condutture di cui è ricco il nostro paese.

Stoccaggio

In genere si passa prima dallo stoccaggio, che permette, oltre che a soddisfare la stagionalità dei consumi, di costituire delle riserve utili se la stagione invernale è particolarmente rigida o lunga, oppure se le turbolenze dei mercati sono particolarmente forti, come oggi.

Quest’inverno i depositi si sono quasi prosciugati, per ragioni che non esaminiamo in questo articolo, ma che riporteranno queste strutture in primo piano la prossima estate.

I city gate

Dai depositi il gas viene “dispacciato”, come si dice in gergo, nelle tubazioni di cui abbiamo parlato nelle quali viaggia ad una pressione di 75 atmosfere, fino ad arrivare agli impianti in cui questa pressione viene ridotta a circa 5 atmosfere (nei cosiddetti city gate).

Qui il metano viene preso in consegna dai rivenditori che si incaricano di distribuirlo al dettaglio nelle abitazioni. Gli utenti industriali generalmente saltano questo passaggio perché acquistano il combustibile direttamente dal grossista e hanno dei propri impianti di riduzione della pressione.

I rivenditori al dettaglio

I rivenditori al dettaglio (a seguito della liberalizzazione del mercato ve ne sono centinaia) si fanno carico di commercializzare il gas a famiglie e imprese. Va specificato che le infrastrutture e le reti che raggiungono gli utilizzatori finali non sono di proprietà dei venditori, ai quali anzi la legge ha imposto di separare l’eventuale proprietà e gestione dell’infrastruttura dall’attività commerciale.

Tra questi ultimi attori e il consumatore si inserisce lo Stato, che carica la vendita di accise, addizionali regionali e Iva.

Come si costruisce la bolletta

Il ruolo di Arera

Tutti i passaggi che abbiamo elencato e gli attori che vi presiedono vengono remunerati con una quota generalmente definita in centesimi di euro al Megavattora o al metro cubo. Il prezzo finale del metano è libero, mentre la sua componente infrastrutturale è regolata, cioè stabilita dall’Arera (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) attraverso tariffe pubbliche che definiscono i costi di trasporto, stoccaggio e distribuzione che gli operatori sostengono.

Per proteggere i consumatori più “fragili” dalle possibili insidie del mercato, l’Arera ha previsto un “regime di tutela” cui possono accedere i clienti domestici e i condomini con consumo non superiore a 200.000 mc/anno, per i quali è prevista una specifica tariffa, pubblicata ed aggiornata a livello trimestrale nelle sue singole componenti.

Nel grafico che pubblichiamo qui sotto sono indicate le tariffe che l’Arera ha definito per il trimestre aprile-giugno 2022 per ciascuna operazione della vendita del gas, che viene poi riportata nelle bollette che i consumatori pagano.

La materia prima metano

All’inizio vi è un costo della cosiddetta “quota energetica” ossia la materia prima metano. Questa è la voce che varia di più e che è costata lacrime e sangue nell’ultimo anno. Attualmente è fissata a 83,8 centesimi di euro per metro cubo.

Le attività di trasporto dai centri di smistamento (hub) europei fino alla frontiera italiana e il guadagno per l’importatore sono corrisposte in 5,6 cent.€/mc.

Il trasporto e lo stoccaggio

Le attività di trasporto in Italia, stoccaggio, compressione, dispacciamento sono quantificate in 6,3 cent.€/mc per gli utenti domestici, mentre per gli utenti industriali e le centrali termoelettriche, per i quali non valgono le determinazioni di Arera, si stima che sia dell’ordine di 3,5 cent.€/mc.

La “tariffa negativa” degli oneri generali di sistema...

Prima che il gas arrivi agli impianti di riduzione della pressione l’agenzia di regolazione impone una tariffa di “oneri generali di sistema” una voce alquanto generica sotto la quale si celano prelievi a favore di svariate funzioni, negli ultimi anni soprattutto i sostegni alle fonti energetiche rinnovabili e i bonus sociali. Qui vale la pena aprire una parentesi per capire che cosa è successo alla vigilia del trimestre che stiamo considerando, ossia aprile-giugno 2022. Fino allo scorso trimestre gli oneri di sistema erano fissati in 1,3 cent.€/mc sia per i consumatori domestici che per gli industriali. L’Arera ha deciso che dal primo aprile non solo questa voce di costo venisse cancellata per le famiglie, ma addirittura che diventasse una voce negativa di meno 10,2 cent.€/mc, facendo così risparmiare all’utente 11,5 cent.€/mc.

... che ripianeranno ancora i consumatori

Ecco spiegato il meccanismo dello sconto in bolletta a cui i media hanno dato risalto nelle ultime settimane. Ma come è stato tecnicamente possibile? La gestione dei proventi degli “oneri generali di sistema” è affidata alla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea, ex- Cassa conguaglio), un ente pubblico che si incarica di introitare e ridistribuire quei fondi. Arera ha deciso che per il trimestre in corso si prelevassero quei 10,2 cent.€/mc da quella Cassa che si trova così privata di 11,5 cent.€/mc. Ora, poiché i fondi della Csea vengono distribuiti secondo obblighi di legge, ci si domanda come farà la Cassa a recuperare quei soldi, è verosimile che saranno prelevati in futuro ancora dalle bollette, cioè li ripagheranno ancora gli utenti.

La vendita al dettaglio

Torniamo ora al percorso che compie il nostro metano. Siamo arrivati agli impianti di riduzione della pressione, che, come abbiamo visto, raggiungono direttamente i consumatori industriali, mentre si trovano alla periferia delle città (nei cosiddetti city gate) per gli utenti domestici. Qui il gas viene preso in consegna dai venditori al dettaglio che utilizzano le reti cittadine per portarlo alle abitazioni. Arera riconosce per l’attività di vendita un margine di 5,6 cent.€/mc e per quella di distribuzione, controllo di qualità e misurazione dei flussi 9,1 cent.€/mc.

Il prezzo al netto delle imposte

A questo punto si può tirare una riga e si ha il prezzo del metano prima delle imposte: per l’utente industriale è di 94,2 cent.€/mc, per il domestico “tutelato” è di 100,4 cent.€/mc. Su queste cifre si applicano le imposte. 0,8 cent.€/mc di accise e addizionale regionale per gli industriali energivori; 17,2 cent.€/mc per i domestici, che devono pure pagare un’Iva di circa 5 cent.€/mc, equivalente al 5% stabilito dal governo dal recente decreto bollette.

Due prezzi finali diversi per famiglie e industrie

Abbiamo così il prezzo finale: 122,6 cent.€/mc per i consumatori domestici, 95 cent.€/mc per gli industriali. Bisogna aggiungere che per questi ultimi la cifra è virtuale perché come abbiamo già detto alcuni valori non sono sottoposti all’autorità dell’Arera, altri variano a seconda dei consumi.

Ma quanto costa veramente il gas nudo e crudo?

Se ora ripercorriamo a ritroso la strada torniamo al costo della materia prima, che incide oggi per il 77% del prezzo finale. La definizione di questa cifra è il punto chiave e più controverso della questione.

Contratti a lungo termine o contratti spot

In Europa la compravendita del gas è libera e nessuno sa a che cifra i grandi importatori acquistino il gas. In un approfondito articolo sulla rivista Energia , Giovanni Goldoni e Gian Paolo Repetto ripercorrono l’evoluzione del meccanismo di pricing. Fino a una dozzina di anni fa si preferivano contratti a lungo termine (take or pay) nei quali il prezzo era agganciato a quello del petrolio. Poi si sono fatti strada, anche sulla spinta dell’Unione europea, contratti aggiornati in base alla «gas to gas competition», cioè agganciati alle quotazioni a breve termine (spot) dei mercati in cui si vende il gas con le regole della competizione borsistica. Il nuovo riferimento adottato dai contratti di lungo termine è dovuto alla progressiva crescita di mercati «spot» iniziata a partire dai primi anni 2010, in un periodo caratterizzato da calo della domanda di gas che ha liberato quote di disponibilità prima assorbite dal mercato .

La borsa del gas impazzita

Uno dei mercati «spot» più importanti, come abbiamo detto, è il Title Transfer Facility (Ttf) che ha sede in Olanda. Non si deve pensare a un luogo fisico, si tratta di una piattaforma virtuale che giornalmente registra le transazioni tra gli operatori, che generalmente sono dei trader che comprano e vendono di continuo con logiche speculative. Anche in questo tipo di compravendite si sono fatti largo i contratti «a termine»: le parti si impegnano ad acquistare in un tempo futuro prefissato una certa quantità di metano a un prezzo stabilito adesso.

Questi contratti vengono a loro volta rivenduti anche più volte innescando processi speculativi che nulla hanno a che vedere con le regole della domanda e dell’offerta della materia prima sottostante.

Gli effetti della «gas to gas competition» – che avevano prodotto riduzioni di prezzo in un periodo di domanda calante - hanno mutato verso a partire dall’improvvisa crescita dei consumi dovuti alla fase post Covid, ma, soprattutto, per gli effetti indotti sui mercati del petrolio e del gas dalla guerra in Ucraina.

Infatti, dalla fine del 2020, poi con più decisione dalla scorsa estate, le quotazioni del gas al Ttf hanno iniziato a risalire, cominciando a oscillare paurosamente dall’ottobre 2021 fino all’impazzimento dell’inizio di quest’anno.

La tariffa Arera è ancora agganciata al Ttf, ahinoi...

Il problema è che la tariffa «tutelata» che Arera stabilisce trimestralmente (indicata con la sigla PFor Arera) è agganciata al Ttf. Il prezzo del gas di importazione viene stimato, per ciascun trimestre, sulla base della media giornaliera dei prezzi future registrati al Ttf (rilevata nel secondo mese che precede il trimestre di applicazione) per consegne previste nello stesso trimestre di applicazione della tariffa.

In pratica il costo della materia prima applicata nel trimestre ottobre-dicembre 2021 è stato pari alla media dei prezzi Ttf registrati nel mese di agosto per transazioni previste nell’ultimo trimestre 2021, quello di gennaio-marzo 2022 è stato pari alla media dei prezzi Ttf registrati nel mese di novembre 2021 per transazioni previste nel primo trimestre 2022, e per il trimestre aprile-giugno si è utilizzata la corrispettiva quotazione di febbraio.

... e non ha meccanismi di attenuazione della volatilità

Ciò significa che la tariffa “tutelata” del inverno passato è stata determinata dal periodo più turbolento del mercato finanziario del gas, senza meccanismi di attenuazione delle sue fisiologiche volatilità.

La stima di Arera del prezzo di importazione del gas in Italia, pur essendo direttamente applicata ai prezzi stabiliti per una relativamente modesta quota di mercato del gas (circa il 30% degli utenti domestici), costituisce un importante ed autorevole riferimento condizionamento per tutti i prezzi di vendita praticati all’intero mercato del gas, in quanto unico dato pubblicato relativo al gas di importazione e, come espressamente dichiarato, fissato per tutelare i piccoli consumatori dalle insidie del mercato.

Pertanto eventuali distorsioni nella definizione del prezzo si riflettono, anche indirettamente, su tutti i prezzi al consumo del gas in Italia, costituendo una seria minaccia sia per le famiglie che per l’intero sistema produttivo.

Per tale motivo da più parti si è chiesto che Arera utilizzi un metodo differente per calcolare la tariffa del gas di importazione. Da noi interpellata, Arera ci ha rimandato alla memoria che il presidente dell’autorità, Stefano Besseghini, ha presentato all’audizione dinanzi alla commissione Attività produttive della Camera il 22 marzo .

Ma per Arera va bene così

Nel documento si rimanda alla legge 27 del 2012 che prevede che Arera utilizzi anche il riferimento ai mercati europei, fin tanto che non si sarà creato anche in Italia un mercato gestito dal Gestore dei mercati energetici (Gme). La legge lascia all’Arera la scelta dei mercati, cosa che l’autorità ha fatto nel 2013, stabilendo di utilizzare il Ttf secondo il meccanismo che abbiamo descritto. La memoria presentata in audizione parlamentare da Besseghini difende questa scelta sostenendo che essa «permette agli operatori, che forniscono i clienti nel servizio di tutela, di garantirsi dai rischi connessi alla possibilità che il prezzo vari, acquistando, in ciascun giorno del mese in cui si forma il prezzo che verrà applicato nel trimestre successivo, una quota dei consumi attesi nel trimestre. Anche i clienti del servizio di tutela godono, dunque, di una copertura su base trimestrale dalla volatilità dei prezzi spot».

In Germania utilizzano un metodo che tutela dalla speculazione

Esistono però altre modalità di rilevare i prezzi del gas importato. Uno particolarmente interessante è quello del Bafa (Bundesamt für Wirtschaft und Ausfuhrkontrolle, Ufficio federale dell’economia e del controllo delle esportazioni) che registra il prezzo medio mensile del gas importato in Germania. La localizzazione geografica dei punti fisici di consegna in Germania del gas importato rende i prezzi del gas rilevati dal Bafa in tutto e per tutto confrontabili con quelli dei principali hub europei, ivi compreso il Ttf. Nella tavola qui sotto è riportato un confronto tra le quotazioni gas di PFor Arera, Ttf e Bafa (fonte: Platts). Il confronto evidenzia che, in un periodo di forte volatilità delle quotazioni Ttf i valori Bafa sono molto più stabili e meno reattivi delle stime Arera. Ciò si spiega perché i prezzi tedeschi derivano dall’applicazione di contratti di importazione di lungo termine che, pur nel loro stretto legame alle quotazioni dei mercati energetici, producono prezzi meno influenzati da effetti di volatilità e speculazione. Infatti nelle formule di prezzo dei contratti di importazione sono generalmente previsti ammortizzatori alle variazioni eccessive dei prezzi in entrambe le direzioni.

Ecco il prezzo d’importazione del gas

La modalità di rilevazione tedesca ci aiuta a svelare l’oggetto di misterioso di tutta la catena di approvvigionamento, ossia il costo reale del gas per gli importatori. Infatti, in generale i grandi soggetti che importano il metano nei vari paesi europei adottano criteri convergenti per la definizione dei prezzi contrattuali. L’andamento del prezzo Bafa del gas non può quindi essere dissimile da quello dei prezzi di quello importato in Italia, al di là di differenze relativamente modeste dovute a collocazione geografica e mix di fonti energetiche.

Possiamo perciò azzardare che il prezzo a cui è stata acquistata la materia prima metano a febbraio si aggira attorno ai 50 cent.€/mc, a fronte dei circa 85 cent.€/mc della quotazione media al Ttf.

Il prezzo di Arera è del 67,5% più alto di quello tedesco

Per entrare più nel dettaglio del confronto tra il prezzo PForArera e quello Bafa la differenza negli ultimi mesi a vantaggio della quotazione tedesca è impietosa. Nel mese di gennaio 2022 il prezzo PFor Arera (85,8 cent€/mc) risulta superiore a quello Bafa (54,3 cent€/mc) di ben 31,5 cent€/mc, pari al +58%. Tale differenza addirittura aumenta nel 2° trimestre 2022, dove il prezzo PFor Arera (83,8 cent€/mc) risulta superiore a quello Bafa di febbraio 2022 (51,2 cent€/mc), di 34,6 cent€/mc, pari a +67,5%. Ricordiamo che la quotazione dei future Ttf del mese di febbraio per il trimestre aprile-giugno è quella utilizzata da Arera per determinare la tariffa del gas nella bolletta “tutelata” dello stesso trimestre.

Ed ecco quanti miliardi si sarebbero potuti risparmiare

Per avere un’idea di larga massima sui margini teoricamente generati da una differenza tra valori TFor Arera e Bafa abbiamo effettuato una simulazione sui prezzi applicati nello stesso mese ai consumatori del mercato tutelato, e ai consumatori del settore industriale.

Nella simulazione sono state utilizzate le quotazioni PFor Arera vigente nel secondo semestre 2022 e Bafa rilevata nel mese di febbraio 2022 (ultimo valore ad oggi disponibile). La sostituzione della quotazione PFor Arera del secondo trimestre 2022 con quella Bafa vigente nel mese di febbraio 2022 determinerebbe un risparmio effettivo di 33,1 cent€/mc per un consumatore domestico a tariffa «tutelata» e virtuale di 32,6 cent€/mc per un consumatore industriale (il risparmio effettivo è determinabile solo conoscendo il «valore implicito» della componente energetica del prezzo effettivamente applicato). A specifica domanda, Arera non è stata in grado di spiegarci il perché di una tale differenza.

Abbiamo provato a quantificare il risparmio che si sarebbe potuto ottenere utilizzando le tariffe Bafa invece delle PFor Arera. Gli ultimi dati resi disponibili dal Ministero per la transizione ecologica sui consumi di metano per settore di utilizzo, regione e provincia si riferiscono all’anno 2020; per una stima di massima relativa all’anno 2021 è ragionevole applicare alle quantità derivanti dalle ripartizioni per settore di utilizzo/regione/provincia consuntivate per l’anno 2020 l’incremento del consumo interno lordo di metano registrato nel 2021 rispetto al 2020 (+7,2%).

La tabella qui sotto riepiloga i dati di consumo di metano nel 2021 espressi in miliardi di mc per l’Italia, la Lombardia e la provincia di Bergamo. Applicando a tali volumi i risparmi virtuali unitari che abbiamo stimati, si ottengono le cifre di risparmio annuo di cui avrebbero potuto beneficiare i consumatori italiani: 4,76 miliardi le industrie, 11,22 miliardi le famiglie. Sono cifre ingenti, anche nella scala ridotta alla provincia di Bergamo: 163 milioni per le industrie, 331 milioni di risparmio per le utenze domestiche. Davvero delle belle somme.

Nel decreto «bollette» recentemente approvato dal parlamento, il governo ha imposto agli importatori di rendere noti all’Arera i contratti dei loro acquisti di gas di importazione. Si tratta di una decisione importante che speriamo solleciti l’Autorità ad adeguare il suo meccanismo di calcolo a beneficio dei consumatori.

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