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Galileo, la scoperta
e la curiosità

di Remo Morzenti Pellegrini*
Galileo, la scoperta e la curiosità

Non ci possono essere dubbi. Una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo, «Nature», in un articolo pubblicato ieri ha convalidato la scoperta di un team di ricerca dell’Università di Bergamo. Un nostro giovane ricercatore, Salvatore Ricciardo, ha ritrovato negli archivi della Royal Society di Londra un importante manoscritto di Galileo considerato irrimediabilmente perduto: la versione originale della celebre «Lettera a Benedetto Castelli» del 21 dicembre 1613.

Il portavoce del premier
La gaffe e lo scontro

di Andrea Ferrari
Il portavoce del premier La gaffe e lo scontro

Capita che, quando gli interna corporis del potere diventano di dominio pubblico, se ne veda la volgarità, si tocchi con mano la cupidigia di dominio e di vendetta per chiunque crei ostacoli. I mille fuori-onda delle trasmissioni, i «sonori» rubati per caso o per calcolo, le telefonate intercettate e pubblicate hanno da tanto tempo svelato il lato oscuro di un mestiere, quello del potente, che un tempo si difendeva col culto del segreto, il silenzio, le parole ambigue e felpate. I democristiani ne avevano fatto un’arte: altri tempi.

«I miei trittici mobili
esposti a Zurigo»

di Andrea Taietti
«I miei trittici mobili esposti a Zurigo»

«Cosa sei disposto a pagare per avere ciò che desideri?». È la domanda di sottofondo che da sempre accompagna l’esistenza di Tullio Zanovello, 56 anni, artista poliedrico di origini bergamasche, che lavora e vive a Zurigo. Madre di Gorlago e padre di Padova, per i primi anni della sua vita ha fatto la spola tra la Svizzera, dove viveva in una famiglia svizzera, a cui i genitori lo avevano affidato, e l’Italia.

La scuola educhi
a scoprire se stessi

di Diego Colombo
La scuola educhi a scoprire se stessi

Se ripensiamo alla nostra carriera scolastica e ricostruiamo una gerarchia delle maggiori impronte lasciate sulla nostra educazione, tra elementari, medie, superiori e università, scegliamo le medie. L’abbiamo già scritto e lo ribadiamo ora per la riapertura delle scuole. Abbiamo frequentato le «Petteni» a cavallo della metà degli anni Settanta. Una scuola eccezionale, completa, con una particolarità che, oggi, appare addirittura incredibile. In una statale, c’erano ancora sole classi maschili o femminili, persino con ingressi separati. Incomprensibile.