Bresciana voleva arruolarsi nell’Isis Lei indagata, il marito tunisino espulso
Voleva partire per la Siria a combattere, convinta dal marito musulmano: è la vicenda di una donna bresciana sposata con un trentenne nordafricano.
Voleva partire per la Siria a combattere, convinta dal marito musulmano: è la vicenda di una donna bresciana sposata con un trentenne nordafricano.
Non solo Francia e Belgio: l’Isis ha cellule dormienti che preparano attacchi terroristici anche in Italia, Germania e Inghilterra. E’ l’allarme lanciato dallo zar dell’intelligence Usa James Clapper in un colloquio con il Christian Science Monitor.
Oltre 22 mila profili di miliziani dell’Isis. È il database che l’intelligence tedesca è riuscita ad ottenere. Tra loro anche degli italiani, tra cui un rapper bresciano. E poi: più di una mezza dozzina di inglesi e alcuni americani.
L’Isis ha diffuso in rete un messaggio di minacce a Roma utilizzando scene tratte dal film «Leone del deserto», pellicola del 1981 ambientata in Libia e finanziata da Gheddafi.
Era andato a Kobane per aiuti umanitari ma quello che ha visto lo ha spinto a combattere contro l’avanzata dell’Isis. Karim Franceschi, attivista politico, figlio di un ex partigiano e di una marocchina, l’unico italiano che a 25 anni ha preso parte, nel gennaio 2015, alla resistenza in Siria, racconta quello che ha vissuto nel libro «Il combattente» (Rizzoli Bur).
Era stato fermato ad Orio. Gli vengono contestati i reati di associazione con finalità di terrorismo e arruolamento con i medesimi scopi.
Contraddizioni nel racconto agli inquirenti e fotografie ancora più compromettenti per il trentenne fermato all’aeroporto di Orio con l’accusa di terrorismo.
Nuova accusa per uno dei due siriani bloccati a Orio con documenti falsi e portati nel carcere di Bergamo: Alali Faowaz, 30 anni, il più anziano dei due, deve rispondere di associazione e arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale.
Restano in cella i due siriani fermati ad Orio al Serio mentre cercavano d’imbarcarsi con documenti falsi.
A Londra tutti uniti a cantare l’inno francese, ma ad Istabul fischi e grida ad Allah nel minuto di silenzio.
Tanta gente in piazza per ricordare il massacro di Parigi
Tanta gente fuori da Palafrizzoni per il momento di raccoglimento in memoria delle vittime dell’attentato nella capitale francese.
La psicologa Silvia Vegetti Finzi: «Diciamo ai nostri bambini che loro stessi devono essere l’esempio della convivenza: la scuola, con i compagni che arrivano ormai da tante parti del mondo, è la testimonianza di come si può vivere insieme pur nella diversità di cultura».
Adesso basta buonismo, armiamoci e partite. È il senso di dichiarazioni seguite all’eccidio di Parigi, ascoltate in tv o lette sui social network. Come se negli anni del dopo 11 settembre l’Occidente non fosse già sceso in guerra, dall’Afghanistan alla Libia e fino alle recenti operazioni militari francesi e americane in Siria, corroborate poi dai russi. È tornato in voga citare gli ultimi testi …
Parigi prova a risvegliarsi dopo una notte di morte e terrore. Almeno 128 persone sono rimaste vittime dei sei attentati che ieri sera hanno colpito, per la seconda volta in un anno, il cuore della capitale francese. Sono circa 250 i feriti, di cui 80 in modo grave. Due i feriti italiani, di Senigallia.
È indecifrabile questa Europa, più pronta ad accogliere i profughi seguendo dettami di umanità e solidarietà, che non a combattere chi ne produce migliaia ogni giorno. E fabbricati a mano. È strana questa Europa che giustamente riconosce la portata drammatica dell’effetto, ma non intende rimuovere le cause guardando oltre la siepe dell’ignavia.