Valentina Sarto uccisa con 19 coltellate, martedì l’ultimo saluto in Borgo Santa Caterina

IL FEMMINICIDIO. Lo strazio della famiglia e degli amici intenzionati ad avviare una raccolta fondi per il funerale della 41enne uccisa a coltellate mercoledì scorso. L’ultimo saluto martedì 24 marzo in Borgo Santa Caterina.

Sono 19 le coltellate che Vincenzo Dongellini ha inflitto alla moglie Valentina Sarto mercoledì mattina nella loro abitazione di via Pescaria a Bergamo. Lo ha rilevato il medico legale Luca Taiana che venerdì 20 marzo ha eseguito l’autopsia all’ospedale Papa Giovanni. Nel referto sintetico che ha inviato al pm Antonio Mele il consulente della Procura parla di 19 lesioni di arma da taglio in diverse parti del corpo, non tutte importanti. Il medico ha rilevato alcune ferite molto profonde alla gola. Anche carotide e vena giugulare sono state interessate dai colpi, ma quelle letali sono due e sono localizzate nella regione cervicale. Nel documento il dottor Taiana non indica se la 41enne ha cercato di difendersi.

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È probabile che lo faccia nella relazione finale, in cui saranno presenti anche gli esiti degli approfondimenti clinici che verranno eseguiti nelle prossime settimane. Resta anche da stabilire se Dongellini, magazziniere disoccupato di 49 anni, abbia usato uno o più coltelli. Al momento, dopo i primi accertamenti medici, pare più probabile la prima ipotesi.

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Dongellini di nuovo in ospedale

Nel frattempo il 49enne è stato nuovamente trasferito in ospedale, nell’area detenuti del reparto psichiatrico del «Papa Giovanni». Uno scrupolo del medico del carcere, visto che Dongellini era già in cura da una psichiatra per una depressione e visto che dopo l’omicidio si era procurato tagli ai polsi con un coltello più piccolo di quello usato per uccidere e poi aveva ingerito candeggina. Per questo motivo già mercoledì era finito una prima volta in ospedale, da cui era stato dimesso per essere trasferito nella casa circondariale di via Gleno. Da qui il nuovo trasferimento precauzionale, perché non risultano tentativi di suicidio messi in atto in cella.

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L’interrogatorio all’ospedale di Bergamo

Ed è al «Papa Giovanni» che oggi a mezzogiorno il 49enne, difeso dall’avvocato Stefania Battistelli, verrà sottoposto a interrogatorio di convalida davanti al gip Federica Gaudino. Intanto, dopo l’autopsia, la salma di Valentina Sarto è stata composta nella casa del commiato di via San Bernardino. La data e il luogo dei funerali ieri non erano ancora stati stabiliti. Dongellini ha confessato, ma gli investigatori sono impegnati a verificare anche i minimi dettagli. Anche perché il 49enne sarà presumibilmente accusato di femminicidio, il nuovo reato introdotto con una recente legge che prevede la pena dell’ergastolo in caso l’omicida abbia agito per odio o per privare della libertà la vittima. Nel caso, sarebbe il primo processo che si celebra a Bergamo per questo titolo di reato.

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«Non sono riuscita a salvarla»

Ieri mattina, fuori dalla morgue del «Papa Giovanni» dove era in corso l’autopsia, si sono radunati i familiari di Valentina Sarto, dipendente del Baretto di viale Giulio Cesare. «Io so solo che non sono riuscita a salvarla, ho questo peso sullo stomaco, però ho fatto di tutto», sono state le parole della madre Lia , arrivata insieme al marito Antonio, al papà di Valentina - Vincenzo Sarto - e Simone, uno dei due fratelli della vittima. C’era anche Moris Panza, visibilmente scosso, che ha preferito non rilasciare dichiarazioni alla stampa.

«Io conosco suo marito da 10 anni ma prima mia figlia non ha detto nulla, è diventato violento dopo il matrimonio (si erano spostati il 24 maggio dello scorso anno, ndr) – ha raccontato la mamma in lacrime – e quando l’ho saputo ho provato a fare qualcosa. Lui la minacciava di morte e lei mi aveva anche fatto sentire i vocali»

«Io conosco suo marito da 10 anni ma prima mia figlia non ha detto nulla, è diventato violento dopo il matrimonio (si erano spostati il 24 maggio dello scorso anno, ndr) – ha raccontato la mamma in lacrime – e quando l’ho saputo ho provato a fare qualcosa. Lui la minacciava di morte e lei mi aveva anche fatto sentire i vocali. A quel punto le ho detto che sarei andata a prenderla per portarla con me, le dicevo di lasciarlo, ma lei non voleva: “Poverino, mi fa pena lasciarlo in difficoltà, senza lavoro”. Io le ho risposto: “Lui si deve arrangiare, ha una certa età, si rimbocchi le maniche e lavori, tu vieni da me per un periodo e poi pian piano recuperi”. Ma lei diceva di no “perché si è tranquillizzato”. «Gli ha voluto dar tempo – ha precisato Antonio, il marito della mamma –, non l’ha denunciato aspettando che cambiasse».

Ma Vincenzo non è cambiato anzi è diventato sempre più possessivo e geloso. «Le diceva – ha spiegato sempre la madre – che non poteva uscire con le sue amiche né andare in palestra e al lavoro, se no si sarebbe presentato lui al bar e le avrebbe fatto fare brutta figura. Inoltre, da lui niente complimenti o gesti carini, cosa che invece faceva Moris dal quale si sentiva amata».

La mano fasciata

«L’ho sentita lunedì – ha ricordato Lia – e mi ha detto che la sera lui si era agitato, ma poi tranquillizzato. Lui per i nervi prendeva farmaci. Tra l’altro è stato bugiardo sin da subito perché ha due figli e inizialmente le aveva detto che erano i nipoti: solo 6 anni dopo le ha confessato la verità». Ci sono stati episodi di violenza in passato? «Tempo fa mia figlia mi aveva mandato una foto con la mano fasciata, dicendomi che si era fatta male da sola. Ma poi ha confermato che era stato lui: non era andata al pronto soccorso per non fare scattare la denuncia».

Ci sono stati episodi di violenza in passato? «Tempo fa mia figlia mi aveva mandato una foto con la mano fasciata, dicendomi che si era fatta male da sola. Ma poi ha confermato che era stato lui: non era andata al pronto soccorso per non fare scattare la denuncia»

«Sono innamorata di un altro»

Il matrimonio stava naufragando. Inizialmente, al marito, Valentina aveva detto che lei e Moris erano solo amici. Poi, qualche giorno prima di essere uccisa, gli aveva rivelato che non lo amava più e che si era innamorata dell’altro. «È stata questa la miccia che ha fatto scattare tutto – hanno osservato i familiari della 41enne –. Non accettava che lei non lo amasse più: continuava a chiedere altre possibilità. Lei voleva iniziare la separazione la prossima settimana». «È morta lei e sono morta anche io - ha confessato la madre –; ho rabbia verso di lui. Vorrei non uscisse più dal carcere. Mercoledì ho strappato e bruciato le sue foto. Persone del genere non si possono gestire: denunciate – è l’appello rivolto alle donne –, non fate le testarde come mia figlia, non abbiate paura e fatevi aiutare dalle persone che vi vogliono bene veramente». Il papà di Valentina ha spiegato che vuole «ricordarla come quando abbiamo ballato al suo matrimonio, felice». Il fratello Simone l’ha descritta come «una ragazza solare che sorrideva sempre, forte, testarda. Non si faceva mettere i piedi in testa e la sincerità l’ha portata a questo: lui si è dimostrato un omino, non è un uomo. Non mi aveva detto che le metteva le mani addosso, altrimenti sarei andato lì e non l’avrei più fatta entrare in quella casa». Nel frattempo gli amici stanno pensando di organizzare una raccolta fondi per l’organizzazione del funerale che si terrà martedì (24 marzo) alle 10 in Borgo Santa Caterina (la camera ardente alla Casa del commiato di via San Bernardino 139, dalle 8.30 alle 19).

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