Precarietà , contratti brevi e mismatch : ora le imprese cercano i talenti online

Oltre 5mila aziende a marzo hanno selezionato profili e competenze in cerca dei migliori giovani fra oltre 6,5 milioni di candidature della piattaforma Infojobs. Ultima risorsa o mancanza totale di strategie di recruitment? Solo Bergamo sono cresciute a quota 20.000 posti le offerte di lavoro, con un aumento del 34,5%. ma i contratti offerti sono al minimo: meno di sei mesi.

Mismatch, la forbice si allarga fra tante offerte

Il doppio binario del mercato del lavoro italiano. Su cui corre un treno che trascina carrozze piene di opportunità occupazionali date dalla sempre più elevata domanda di lavoro, ma al tempo stesso anche pieno di contraddizioni: mismatch ampio, contratti brevi o spesso brevissimi, qualifiche che non si trovano, minimo ricorso ai contratti di tirocini o di apprendistato, poca o nulla formazione. L’ultimo dato: è al 40,4% la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento (+8,3% sull’anno scorso), che sale al 55,8% per gli operai specializzati, al 47,8% per i conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili, al 47,4% per le professioni tecniche e al 47,2% per dirigenti e professioni intellettuali e scientifiche.

La fotografia di questo treno è scattata dai dati diffusi dai tradizionali Osservatori delle dinamiche dell’occupazione (Istat, Unioncamere, Sistema informativo Excelsior, Anpal) e dall’altra i report diffusi dal sistema delle agenzie interinali. Ma il dato più evidente è la crescita delle offerte di lavoro da parte delle imprese che si rivolgono alle piattaforme online non solo per intercettare profili professionali introvabili e avvicinare la forbice del mismatch, una difficoltà che ormai è arrivata ad oltre al 41% delle assunzioni programmate. Ma anche per mettersi a caccia proattivamente per intercettare talenti, i migliori talenti sul mercato.
Procedura e percorso per quanto possano apparire del tutto estranei ai canoni dei migliori trend di recruitment e delle strategie innovative di un HR, a fine 2021 erano comunque state oltre 5mila le aziende che avevano preferito questa opzione, evidenziando un fenomeno del resto ancora in netta crescita. Il dato diffuso da InfoJobs (una piattaforma online che conta oltre 6,5 milioni di utenti registrati, 4.500 aziende attive) ed emerso dal suo ultimo Osservatorio sul mercato del lavoro 2021, sottolinea infatti che non solo son state oltre 450.000 le offerte di lavoro pubblicate sul proprio portale nel 2021 da parte delle aziende, ma che le ricerche fatte dalle aziende sul proprio database hanno segnato un significativo +61,5%.

È dentro a questo incremento che si ritrova anche il comportamento delle imprese che ricercano proattivamente un talento direttamente sulla piattaforma. Nel 2021, infatti, sono state oltre 5.000, le aziende che hanno scelto di andare oltre la pubblicazione di un’offerta e cercare un talento tra i 6,5 milioni di candidati presenti in database. Le ricerche attive hanno avuto un incremento importante, superando i 3 milioni (+61,5% rispetto al 2020), così come il numero di curriculum vitae scelti dalle aziende e scaricati dalla piattaforma, proprio per contattare i talenti che hanno attirato la loro attenzione, e che per il 2021 si è attestato ben oltre i 90 mila curriculum, segnando un +49,3% anno su anno.

Le offerte di lavoro sui portali online

Ma il fenomeno non in crescita solo guardano il fronte imprese: oggi almeno due giovani su dieci si rivolgono alla gamma dei portali di lavoro online (da Infojobs a Monsterboard, a Indeed a Recruit) come canali per trovare nuove opportunità di lavoro. Senza affatto trascurare i canali social come Facebook, Instagram o Twitter anche se il preferito con quasi tre giovani su dieci resta il canale LinkedIn. Ma, in momenti come questo di incertezza crescente, per quasi quattro giovani su dieci è sempre meglio farsi presentare o raccomandare da parenti o amici quando si tratta di cercare e trovare un posto di lavoro. Vecchio e forse sicuro canale, ma visto dalle imprese, non sempre coerente con il proprio obiettivo.

Intanto, per scendere sul dato territoriale dell’Osservatorio di Infojobs, lo spaccato sulla provincia di Bergamo fotografa uno scenario in cui con le offerte di lavoro da parte delle aziende presentate sul portale sono arrivate a oltre 20.000, con una crescita anno su anno del +34,5%. Bergamo, come provincia, si colloca così al terzo posto a livello nazionale per numero di offerte nel 2021, con il 4,2% sul totale italiano, insieme con Bologna.

E se si può parlare di sorpresa, dato l’alta carenza e richiesta di profili specializzati in discipline innovative e ad alto contenuto tecnologico in chiave Industry 4.0, la top 5 delle categorie professionali nelle quali si concentra la maggior parte delle offerte di lavoro da parte delle aziende, si scopre che sono per lo più operai, addetti alla produzione, alla qualità (33,2%). Seguono responsabili acquisti, alla logistica, alla gestione del magazzino (11%). Con poco meno del 9% seguono impiegati per l’amministrazione, la contabilità, addetti alla segreteria (8,7%), quindi profili per le vendite (5,6%), al commercio al dettaglio, per la grande distribuzione, il retail (4,8%). I settori in cui si concentra la maggior parte delle richieste sono quindi il Turismo e la Ristorazione (+93,5%) e gli Acquisti, Logistica e Magazzino (+78,2%).

L’Osservatorio poi è andato anche oltre al dato della in offerta di posti di lavoro da pare delle imprese. Ha anche analizzato la ricerca che le stesse aziende hanno sul database del portale. E che cosa hanno cercato le aziende su InfoJobs? Quali sono state le categorie professionali che hanno interessato la ricerca in database da parte delle aziende?

Al primo posto operai, produzione e qualità che con il 18,3% conferma quindi l’interesse per questa categoria professionale, già emerso analizzando le offerte presenti in piattaforma, seguita al secondo posto da Informatica, It e telecomunicazioni (8,6%), mentre al terzo si verifica un pari merito tra amministrazione, contabilità e segreteria e vendite entrambe con il 7,4%. Chiude la top 5 acquisti, logistica e magazzino (5,6%).

Puntando invece lo sguardo all’indagine nel suo complesso e in una dimensione più nazionale, sono state oltre 450.000 le offerte di lavoro pubblicate dalle aziende nei dodici mesi del 2021 su InfoJobs, dato che corrisponde a un +29% anno su anno. L’incremento è generalizzato in tutta Italia e nessuna regione ha registrato flessioni negative rispetto al 2020. «Vogliamo interpretare questo risultato come l’espressione di capacità, caparbietà e intraprendenza sia da parte delle aziende che da parte dei candidati – spiega Filippo Saini, Head of job di InfoJobs nel commentare i dati dell’Osservatorio Mercato del Lavoro 2021 -: protagonisti che mai hanno smesso di credere nella ripresa del mercato del lavoro. Pur entrando in un 2022 che si preannuncia ancora difficile e soprattutto incerto, il nostro compito permane quello di facilitare l’incontro tra aziende e candidati, che sono oltre 6,5 milioni, mettendo la nostra expertise digitale al servizio dei bisogni del Paese reale».

Le professioni più ricercate: operai e ingegneri

Entrando nel dettaglio della distribuzione geografica delle offerte e delle ricerche di lavoro, e tenendo conto anche del forte rinnovamento delle dinamiche che hanno impattato sul mercato,

in cima alla classifica delle regioni lavoro si conferma per il quinto anno consecutivo la Lombardia, con il 31,5% del totale nazionale delle offerte pubblicate su InfoJobs da parte delle aziende. Al secondo posto l’Emilia-Romagna (17,2%), cui fanno seguito Veneto (14,2%) al terzo, Piemonte (9%) al quarto posto e, a chiudere la top 5, la Toscana (6%).

Andando invece nel dettaglio delle province, al primo posto della classifica si riconferma Milano come provincia più attiva, nella quale si concentra il 12,2% delle offerte. Nelle posizioni a seguire, la classifica presenta un leggero dinamismo rispetto al 2020, con province a pari merito: Roma e Torino entrambe con il 4,6% al secondo posto, Bergamo e Bologna (che sale di una posizione rispetto al 2020) insieme al terzo con il 4,2%. Al quarto posto Brescia (4,1%) e ancora un pari merito in chiusura della top 5 con l’ingresso di Verona e Modena (3,2%).

Monica Poggio

Vicepresidente di Assolombarda

il caso

«Non si trovano profili o sono impreparati»

«Noi stiamo rilevando tra le nostre imprese che la difficoltà di reperimento di personale è presente nel 41% circa dei profili ricercati. Molto spesso sono profili tecnici a vario livello e la difficoltà per il 24% risale nel fatto che non si trovano i profili e per il 14% nel fatto che non sono adeguatamente preparati». La denuncia-monito è arrivato dalla vicepresidente di Assolombarda, Monica Poggio, durante un intervento a margine dell’evento «Riformare la formazione: un nuovo orientamento verso gli Its» a Milano. «Per le aziende ovviamente un profilo tecnico è qualcosa di necessario soprattutto per quanto riguarda le filiere produttive ma non solo, anche nell’ambito dei servizi - ha aggiunto Poggio -. Serve dialogare tra istituzioni e imprese e capire quali sono le competenze richieste, viviamo un’epoca in cui i cambiamenti organizzativi sono veloci e c’è una velocità di obsolescenza di competenze che richiede un continuo dialogo». E sul fronte della formazione e degli Its, «Regione Lombardia ha un’offerta formativa molto ampia con 199 corsi, 25 fondazioni e oltre 4800 studenti. Il lavoro non può esistere senza la formazione e la nostra offerta è sempre in crescita - ha precisato Melania Rizzoli, assessore alla Formazione e Lavoro di Regione Lombardia -. Abbiamo investito negli ultimi anni oltre 80 milioni di Regione Lombardia. Abbiamo un rapporto sinergico con le nostre aziende e i nostri ragazzi trovano lavoro, in oltre l’86% dei casi entro sei mesi dal conseguimento del diploma».

Alta domanda di lavoro, ma è ancora poca l’offerta di profili all’altezza della qualità e della specializzazione richieste. Non solo, la domanda intanto continua a crescere. Dopo le 395mila nuove assunzioni previste dalle imprese per lo scorso mese di marzo, ora sono circa 368mila le entrate previste complessivamente dalle imprese ad aprile, di cui 103mila sono i lavoratori da inserire nell’industria, anche se l’impatto sullo scenario macroeconomico della crisi in Ucraina e la significativa crescita dei costi energetici e delle materie prime cominciano a produrre effetti soprattutto sulle imprese manifatturiere. Il Bollettino del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, mostra infatti un calo del -8,5% delle nuove assunzioni per il manifatturiero rispetto a marzo (-6mila) e del -5,9% se confrontate con un anno fa (-4mila). Guardano al totale dei settori economici le previsioni di assunzione ad aprile indicano un +2,4% rispetto a un mese fa (+9mila entrate) e del +20,3% su aprile 2021 (+62mila). A livello di settore le imprese delle costruzioni prevedono 34mila entrate, seguite dalla meccatronica (18mila unità), dalla metallurgia (14mila unità) e dagli alimentari (9mila).

Contratti di precarietà: 8 su 10 durano meno di sei mesi

Ma c’è un’altra faccia della stessa medaglia: riguarda la tipologia dei contratti offerti. Continuano a prevalere contratti a tempo determinato con 199mila unità, il 54,1%. Seguono i contratti a tempo indeterminato (72mila), i contratti di somministrazione (41mila), i contratti non alle dipendenze (23mila), i contratti di apprendistato (21mila), altre forme contrattuali alle dipendenze (8mila) e i contratti di collaborazione (4mila). L’Istat è andato oltre questa prima classificazione. E così si scopre che i cosiddetti mini-jobs sono a un nuovo record: 3,2 milioni solo a febbraio, che significa otto neoassunti su dieci in un anno. I dati del ministero del Lavoro, sono ancora più espliciti nell’etichettare questi contratti come «contrattini» proprio per breve o brevissima durata: un giorno, una settimana, un mese. Non solo: l’86% dei lavoratori hanno sottoscritto contratti che non vanno oltre i sei mesi. Ma la durata è spesso brevissima, anche di un solo giorno: il 39,5% fino a 30 giorni, il 13,3% un solo giorno e solo lo 0,9% supera un anno.

Occupazione in grandissima parte precaria, quindi. E che gli ultimi tre mesi, con l’acuirsi della crisi sull’onda della guerra in Ucraina, ha fatto aumentare i contratti con tra uno e sei mesi al 45% dal 39% del 2019, in pratica quasi uno su due. Si arriva fino all’86% dei lavoratori coinvolti se si sommano i contratti di un giorno, di una settimana e di un mese, tutte assunzioni che durano meno di 180 giorni.

Andrea Orlando

Ministro del Lavoro

Dati, contratti e retribuzioni che sono arrivati sul tavolo del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, consapevole che fra la crescita dei posti a tempo determinato e la corsa dell’inflazione che erode le retribuzioni, il mercato del lavoro ora inizia pesantemente a fare i conti con una nuova prospettiva. Così per questa settimana il ministro ha annunciato la partenza di un confronto con le parti sociali. Un tavolo che «a questo punto assume ancora maggior rilievo - sottolinea Orlando - per fare il punto sul tema della contrattazione in generale e dei suoi meccanismi», insieme al tema «fondamentale» dei salari. E infatti il primo punto all’ordine del giorno è la lotta al precariato e al dumping contrattuale e salariale. Di fronte alla crescita dei contratti a tempo determinato, che negli ultimi mesi ha comunque e di fatto sostenuto la ripresa dell’occupazione, si fa strada un intervento di razionalizzazione delle tipologie contrattuali orientato proprio ad arginare il lavoro precario. E sul tavolo la proposta dei sindacati: cancellare i contratti più precari, sulla scia di quanto fatto in Spagna, un patto con cui si è eliminato il contratto a tempo determinato, lasciandolo solo in due casi: per sostituzione o picchi produttivi. Da noi la proposta è l’introduzione di un unico contratto di inserimento al lavoro a contributo formativo e stabile. In Spagna, nei primi tre mesi della nuova formula le assunzioni stabili sono arrivate a un milione di nuovi contratti, uno su tre solo a marzo.

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