Pronti per l’ inverno ? L’Europa sulla riduzione dei consumi va avanti in ordine sparso

L’inverno si sta avvicinando. L’Europa prova a reagire alla crisi energetica e a prepararsi ad affrontare il freddo. Ma ogni Stato, nonostante l’appello della presidente della Commissione, va avanti su una strada diversa. Scopriamo quale.

Meno consumi e solidarietà fra gli Stati

«Abbiamo visto di cosa è capace l’Europa quando siamo uniti». Si appella alla compattezza dimostrata durante la pandemia, e allo scoppio della crisi in Ucraina, Ursula Von Der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato lo scorso 14 settembre (leggi qui la versione completamente tradotta in italiano).

Per superare la crisi energetica, evitare la crisi economica e mantenere nel mondo il ruolo di leader, se non altro morale, nella lotta ai cambiamenti climatici, per la presidente della Commissione l’Europa deve sapere abbracciare con coraggio la “trasformazione necessaria” che è già iniziata.

Alcuni passi sono già stati fatti, con il piano REPower Eu: la creazione di un sistema di stoccaggio del gas, la diversificazione delle fonti energetiche e la spinta alle rinnovabili, tutte misure innestate sul pacchetto di proposte “Fit for 55” che da solo consentirebbe una riduzione del consumo di gas del 30%.

Le proposte anticipate dalla Von Der Leyen nel suo discorso vanno nella stessa direzione: ridurre i consumi con un meccanismo di solidarietà e compensazione tra gli Stati, introdurre misure fiscali sui profitti stratosferici delle imprese energetiche con i quali finanziare i sussidi ai cittadini più vulnerabili, sostenere il mercato dell’energia.

Ursula Von Der Leyen promette un nuovo mercato dell’idrogeno, nuove regole fiscali che permettano maggiori investimenti, regole semplici e chiare, flessibilità e trasparenza nella riduzione del debito dei Paesi.

Tutte le proposte della Commissione

Obbligo di ridurre i consumi di elettricità
Taglio del 5% di consumo di elettricità negli orari di maggiore utilizzo, quando il gas costa di più, pari al 10% delle ore totali. Gli Stati dovrebbero ridurre la domanda di energia elettrica di almeno il 10% fino al 31 marzo 2023.

Tetto ai super profitti
Un massimale temporaneo di 180 euro per megawatt/ora ai ricavi delle compagnie energetiche che utilizzano fonti a basso costo (solare, eolico…). Il prelievo sull’extra profitto verrà utilizzato per ridurre le bollette dei consumatori.

Tassa di solidarietà sull’energia da fonti fossili
Alle attività operanti nel settore gas, petrolio e carbone sarà richiesto un contributo temporaneo sugli utili del 2022 superiori al 20% della media degli ultimi tre anni. Il ricavato andrà a famiglie vulnerabili, imprese e industrie ad alta intensità energetica.

Energia a basso costo per i più vulnerabili
Per la prima volta in Europa sarà possibile stabilire una regolamentazione dei prezzi dell’elettricità sotto il prezzo di costo. I prezzi regolamentati saranno estesi anche a piccole e medie imprese. Le riduzioni non dovranno però essere tali da disincentivare il risparmio energetico e instaurare differenze significative tra gli Stati.

Mercato dell’energia
La Commissione si impegna a studiare nuovi strumenti per migliorare la liquidità nel mercato e sostenere il mercato delle utility, le imprese energetiche quotate in borsa, per presentarli a ottobre.

Non tutti i Governi sono convinti

Fino ad ora, la strada indicata dalla Commissione Europea non ha convinto del tutto i Governi europei, anche se, accelerando sulle rinnovabili e formando un fronte comune per l’acquisto e la gestione del preziosissimo gas, prometteva una soluzione a medio termine per raggiungere una forma di indipendenza energetica dall’estero e dai carburanti fossili.

Agli Stati, che solo pochi giorni prima avevano detto no al tetto al prezzo del gas e extraprofitti, Ursula Von Der Leyen ha lanciato un appello alla fiducia e all’unità. Per superare la crisi, le fanno eco gli analisti della “think tank” Bruegel di Bruxelles, i Governi dovrebbero assumere decisioni coordinate e solidali , stringendo un “grande patto” .

Una risposta politica eccessivamente individuale degli Stati, secondo Bruegel, potrebbe pregiudicare la possibilità di ritrovare la calma sui mercati per almeno i prossimi 18 mesi e di proseguire per la strada verso la decarbonizzazione.
Meglio, asseriscono gli esperti, sostenere la riduzione dei consumi piuttosto che sostenere a forza di sussidi il consumo energetico, una pratica difficilmente sostenibile sul lungo periodo.

L’Europa in ordine sparso

Fino ad ora però gli Stati hanno proceduto in ordine sparso, focalizzando gli sforzi sul contenimento dei prezzi dell’energia, con una spesa complessiva, tra luglio 2021 e agosto 2022, di 280 miliardi di euro.

La grafica è aggiornata praticamente in tempo reale e può essere vista qui. Riporta la percentuale di Pil e il totale dei fondi destinati per contrastare il caro energia. Ulteriori stanziamenti sono stati decisi a settembre, dopo la realizzazione della grafica qui sopra riportata.

La Germania

«Ci vorrà uno sforzo enorme - dichiarava il ministro dell’Economia Robert Habeck a marzo - ma si può fare». Smarcarsi dal gas russo è possibile: la Germania continua a investire nelle rinnovabili mentre importa nuovo gas da Quatar ed Emirati Arabi, riattiva gli impianti a carbone, costruisce cinque nuovi impianti di rigassificazione, progetta grandi parchi eolici e riflette sulla riapertura di tre centrali nucleari.

Per proteggere i consumatori dal rialzo dei prezzi, ha messo a punto due piani di intervento da 30 miliardi, un terzo pacchetto di aiuti, presentato agli inizi del mese, mette sul piatto altri 65 miliardi per aiutare le famiglie e tassa gli extra ricavi delle aziende energetiche.

È il Paese che più ha investito per affrontare la crisi energetica, con 60 miliardi stanziati fino ad agosto, a cui si sono sommati ulteriori 65 miliardi decisi a settembre (leggi qui). La segue l’Italia (oltre 50 miliardi, pari al 5% del Pil) e Francia (oltre 40 miliardi).

La Francia

I transalipini, che dal gas russo dipendevano solo per il 20% risentono di un’estate particolarmente dura. Lavori di manutenzione, siccità e le alte temperature estive hanno reso inutilizzabile circa il 70% degli impianti nucleari su cui Macron fonda il suo piano energetico (leggi qui), gettando il Paese nell’inedita situazione di dovere importare elettricità dalla Germania in cambio di gas naturale, grazie a un accordo bilaterale stretto a fine agosto (leggi qui).

L’accordo fa tremare l’Italia a cui la Francia fa sapere che, in caso di necessità interne, potrebbe sospendere per due anni l’elettricità inviata nel nostro Paese, il 5% dei consumi italiani.

Da novembre 2021 Parigi tutela i consumatori con un “bouclier tarifaire”, lo scudo tariffario che impone un tetto massimo agli aumenti del 4% per l’elettricità, congelando le tariffe del gas per le utenze sotto i 150 MWh/anno fino a fine anno.

Senza lo scudo, i prezzi sarebbero cresciuti del 60% per il gas, del 45% per la luce. Un “programma di sobrietà” (leggi qui) lanciato in estate dovrebbe ridurre i consumi del 10%: persino la torre Eiffel spegnerà le sue luci un’ora prima. «Sarà un inverno di sacrifici», ammonisce Macron, mentre il Governo conferma lo scudo per tutto il 2023, alzando però il limite degli aumenti al 15% a partire dal nuovo anno.

La misura richiederà 16 miliardi, mentre 1,8 miliardi andranno a finanziare l’assegno “energia” di 100-200 euro versato a 12 milioni di famiglie “più povere”, portando l’impegno francese al 2,2% del Pil.

La Spagna

Più sostanzioso in termini di Pil (2,7%) rispetto a quello francese, l’investimento spagnolo si aggira intorno ai 23 miliardi, 8,5 dei quali stanziati a giugno, quando Spagna e Portogallo hanno stabilito un tetto al mercato elettrico, assicurando un risparmio del 15-20% sulle bollette.

Dipendente per il 10% dal gas russo, la Spagna agli inizi di settembre ha ridotto l’Iva 5% fino alla fine dell’anno e con un piano di abbattimento dei consumi - 19 gradi in edifici pubblici, centri commerciali, cinema, stazioni, aeroporti e vetrine spente dopo le 22 - risparmierà fino all’8% di gas.

E l’Italia?

Secondo l’ufficio studi di Confcommercio (leggi qui), oltre 120.000 imprese del commercio e turismo potrebbero non sopravvivere all’inverno, ma dal punto di vista dell’approvvigionamento, assicura il Governo, dovremmo cavarcela. Gli impianti di stoccaggio sono all’83%, in linea con l’obiettivo del 90%, riducendo i consumi su base volontaria si può risparmiare il 15% di gas.

Nel Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale presentato all’inizio di settembre dal Governo la strategia adottata dall’Italia prevede l’aumento di produzione di biometano (2,5 miliardi di metri cubi) e nuove fonti di approvvigionamento alternative alla Russia (leggi qui) .

Entro il 2025 dovremmo sostituire 30 miliardi metri cubi di gas russo con 25 miliardi di altra provenienza. Il restante 5% sarà colmato attraverso il risparmio energetico e le rinnovabili.

Il risparmio di oltre 3,1 miliardi di metri cubi di gas si otterrebbe:
- abbassando la temperatura a 17° negli edifici industriali e artigianali (con una tolleranza di +/- 2°)
- fissando a 19° la temperatura di tutti gli altri edifici (con una tolleranza di +/- 2°)
- diminuendo le ore di accensione giornaliere
- diminuendo di 15 giorni il periodo di esercizio

Sul fronte degli aiuti alle famiglie, la tassa del 25% sugli extraprofitti introdotta dal governo Draghi in primavera avrebbe dovuto finanziare oltre 4 miliardi di sussidi: peccato che solo una parte delle imprese soggette l’abbia onorata (leggi qui).

Dubbi infine vengono sollevati dai consumatori in merito alla piena attuazione del decreto legge 115 del 9 agosto, rinnovato nel cosiddetto “Aiuti bis” con circa 17 miliardi di euro. Il pacchetto di misure prevede la riduzione dell’Iva sul gas al 5%, l’azzeramento degli oneri di sistema e il congelamento delle variazioni unilaterali del contratto da parte delle compagnie fornitrici, fino al 30 aprile 2023 mentre alza il limite Isee a 12.000€ per il bonus energia, ampliando la platea delle famiglie che ne avranno diritto.

L’inverno non è ancora iniziato ma qualche brivido si fa già sentire.

Checklist

Parole da tenere a mente

  1. Discorso sullo Stato dell’Unione

    pronunciato il 14 settembre da Ursula Von Der Leyen, è stato l’occasione per ribadire la necessità di una risposta compatta e solidale dei Paesi per uscire dalla crisi energetica e mitigare la crisi economica e climatica
  2. “Grande patto” contro la crisi energetica

    è la proposta della “think tank” Bruegel, di Bruxelles. un approccio sistematico e organico per fronteggiare la crisi energetica senza rinunciare alle ambizioni climatiche dell’Europa
  3. Piano nazionale per il contenimento dei consumi di gas naturale

    messo a punto dal ministero per la Transizione energetica Mite, contiene le misure che dovrebbero portare a sostituire fino a 30 miliardi di metri cubi di gas russo.

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