Voto in Israele, non c’è cambiamento di rotta
DOPO IL VOTO. Per affrontare i risultati dell’elezione parlamentare che si è appena svolta in Israele occorre distinguere l’esito istituzionale da quello politico.
DOPO IL VOTO. Per affrontare i risultati dell’elezione parlamentare che si è appena svolta in Israele occorre distinguere l’esito istituzionale da quello politico.
MONDO. È l’autunno delle elezioni: si è votato per il Parlamento in Serbia, per il presidente in Brasile e, al primo turno, per il presidente in Bulgaria, aspettando il voto in Israele per la Knesset e quello di metà mandato negli Usa, in calendario il 3 novembre.
MONDO. Il tycoon cerca di recuperare terreno, facendo dimenticare di essere lui stesso causa del problema con la guerra contro l’Iran e il blocco degli Stretti.
MONDO. Ancora oggi, dopo tre anni di stragi e infinite analisi, è difficile anzi impossibile capire che cosa sperasse di ottenere Yayha Sinwar, capo di Hamas nella Striscia di Gaza, organizzando e lanciando l’attacco genocida del 7 ottobre 2023 con cui i terroristi ai suoi ordini uccisero 859 civili e 274 militari israeliani, sequestrando 251 persone di cui solo 168 sono poi tornate vive.
MONDO. Ieri l’81a Assemblea generale delle Nazioni Unite, all’inizio dei lavori in un certo senso distratta dalle sparate di Donald Trump, ha subito l’invasione di un elemento che non sempre frequenta certe aule: la realtà.
MONDO. Forse a causa dell’ormai incombente voto di metà mandato (3 novembre), nei discorsi di Donald Trump è diventato ormai quasi impossibile distinguere la dimensione domestica da quella internazionale.
MONDO. Dev’essere brutto, per un riccone, svegliarsi un mattino e scoprire che i soldi non danno la felicità.
MONDO. Il discorso sullo stato dell’Unione Europea pronunciato da Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo è coinciso, curiosamente, con il discorso alla nazione di Vladimir Putin in vista delle elezioni parlamentari che si svolgeranno nel fine settimana.
MONDO. Dopo dodici anni di guerra, per lunghi tratti condotta senza quartiere, con i sauditi e i loro alleati pronti anche a bombardare scuole e ospedali, gli Houthi oggi controllano più del 40% dello Yemen, un’area dove vive tra il 70 e l’80% della popolazione.
MONDO. Ai cari vecchi tempi c’erano alcuni dei nostri politici, o aspiranti tali, che distribuivano pacchi di pasta o scarpe spaiate (l’altra a urne chiuse) ai potenziali elettori.
MONDO. Qualche giorno fa l’Ucraina ha ricordato (festeggiare non pare un termine utilizzabile, di questi tempi) il trentacinquesimo anniversario della propria indipendenza.
MONDO. Si scrive Gaza ma si dovrebbe leggere Israele. Perché sono proprio le vicende interne dello Stato ebraico, oggi, a dettare il passo per la realizzazione del compromesso di pace che Donald Trump era riuscito a far accettare a Benjamin Netanyahu e ai dirigenti di Hamas il 14 ottobre dell’anno scorso.
MONDO. Se «Steady State» può essere tradotto con «Stato stabile», allora è piuttosto naturale che i quasi 400 membri del gruppo, tutti ex agenti, analisti o funzionari dei servizi di sicurezza Usa, considerino Donald Trump una minaccia.
MONDO. L’Accordo tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia mette insieme tre potenze regionali che, proprio unendo le forze, possono produrre un progetto di potenza vera.
MONDO. Per lasciare il segno e mettere il freno alla marea montante del qualunquismo di Farage, Burnham dovrà scommettere sulla parte migliore di sé e tramutarsi nel sindaco della Gran Bretagna.
MONDO. Non è passato un mese (la firma è del 18 giugno) e il Memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran è già carta straccia. E la delusione è cocente. Colpa nostra, forse.
MONDO. Per l’immaginabile soddisfazione di Benjamin Netanyahu in Israele e dei neocon negli Usa, la guerra tra Stati Uniti e Iran sembra destinata a ricominciare.
MONDO. L’ormai famoso «ordine restrittivo» invocato da Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni, sarcasticamente raffigurata come una povera e molesta supplice alla corte del re, può essere interpretato in due modi.
MONDO. Quando Donald Trump ha finito di parlare, la grande cerimonia per i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti è proseguita con uno spettacolo di fuochi artificiali: 850mila salve per quello che, forse, è stato il più imponente spettacolo pirotecnico di sempre.
MONDO. Mille giorni dopo il 7 ottobre del 2023, quando i terroristi di Hamas fecero irruzione fuori dalla Striscia di Gaza per uccidere a sangue freddo 1.200 civili (soprattutto) e militari e sequestrare 251 persone, 168 delle quali tornate poi vive a casa.
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