Colantuono e l’accusa di combine «Grido tutta la mia estraneità ai fatti»
Il mister a Zingonia parla delle indagini che lo riguardano: dimostrerò che non c’entro nulla, ma prima di tutto c’è l’Atalanta.
Il mister a Zingonia parla delle indagini che lo riguardano: dimostrerò che non c’entro nulla, ma prima di tutto c’è l’Atalanta.
Ci risiamo. L’incubo del Calcioscommesse ritorna, ciclicamente. E lunedì mattina 9 febbraio è esplosa l’ennesima bomba. Perché di Crotone-Atalanta già si sapeva, ma è successo quel che si poteva temere, ma non dare per scontato: e cioè che la Procura di Cremona mettesse nero su bianco che il «ds» cui si riferiva Doni in un’ormai famosa intercettazione fosse Gabriele Zamagna, e il «mr» fosse Stefa…
C'è anche l'allenatore dell'Atalanta Stefano Colantuono tra i destinatari dell'avviso di chiusura delle indagini nell'inchiesta di Cremona sul calcioscommesse: nel mirino Crotone-Atalanta 2-2 del 2011.
«Dispiace, ci abbiamo messo del nostro, commettendo degli errori, ma qui a Firenze siamo sfortunati: il gol di Pasqual era in fuorigioco. Ne prendiamo atto e amen».
Non sono pochi i tifosi a pensare, da tempo, che la dea bendata sia amica di Stefano Colantuono. Puntuali, eccoli, a rifarsi vivi (e ti pareva).
Stefano Colantuono si gode i tre punti arrivati in extremis: «Volevamo la vittoria, l'abbiamo ottenuta con grande caparbietà. Secondo me abbiamo meritato».
«Fosse per me rimarrei per sempre all’Atalanta. Per un calciatore, giocare nella squadra delle sue origini rappresenta un valore aggiunto inestimabile».
Il loro rendimento sta creando diversi problemi a Stefano Colantuono. I due centrocampisti sono croce e delizia dello schieramento nerazzurro.
«Anche se abbiamo perso la partita contro il Verona, nel contesto la gara giocata dai miei non mi è dispiaciuta». Così l’allenatore dell’Atalanta, Stefano Colantuono.
Il tecnico nerazzurro prima della partita Atalanta-Hellas Verona
Squadra che vince non si cambia. Se poi la vittoria è arrivata a San Siro contro il Milan, persino ovvio che Stefano Colantuono confermi l’undici sceso in campo contro i rossoneri per la trasferta di domenica 25 gennaio a Verona, sponda Hellas.
L’Atalanta esce definitivamente dalla Coppa Italia, ma con fior di recriminazioni. È vero che alla fine lo scarto è stato di 2 goal, ma provate a pensare se l’arbitro non si fosse inventato (sì, ripetiamolo, inventato), quel rigore alla Fiorentina dopo soli 10 minuti dal via.
Stefano Colantuono, ospite a «Speciale calciomercato» su Corrieredellosport.it parla dell’arrivo dell’olandese dalla Roma.
«È stato un ottimo risveglio». Pierpaolo Marino, direttore generale dell’Atalanta, ha ancora negli occhi il gol di Denis con cui ieri i nerazzurri hanno centrato l’impresa a San Siro, battendo il Milan.
Una consistente maggioranza di scettici sul conto dei nerazzurri e del suo tecnico di colpo hanno mutato parere. È stato l’entusiasmante blitz della squadra a Milano (sponda rossonera) a farli passare dallo sconforto più evidente ottimismo.
Il mister nerazzurro commenta la vittoria a San Siro: «Se gli lasci campo il Milan è molto pericoloso, per questo volevamo aggredirli alti, invece quando prendevano campo siamo stati riusciti ad abbassarci e a chiudere gli spazi. Il primo tempo lo potevamo chiudere con più gol di vantaggio».
La voce gira. La sussurrano i blog, ne parlano addetti ai lavori. Prima sottovoce, poi con sempre più convinzione. Stefano Colantuono e l’Atalanta si separeranno, a fine anno. Nonostante un contratto rinnovato meno di un anno fa fino al 30 giugno 2017. Ma ormai pare sicuro: questi saranno gli ultimi mesi di Colantuono all’Atalanta.
«Abbiamo giocato un’ottima partita, ma purtroppo i problemi ce li creano gli altri perché il goal del pareggio non doveva esserci»
2010-2015: un lustro di campionati, trascorsi da Antonio Percassi al vertice dell’Atalanta. Subito la promozione, poi, tre tornei in serie A con l’obiettivo-salvezza centrato senza il minimo affanno (per i nerazzurri equivale, ricordiamolo sempre, allo scudetto).
Avevamo parlato la scorsa settimana di «strada in pianura, ma attenzione alle curve». La Lazio all’Olimpico rappresentava in effetti una curva insidiosa, ma l’Atalanta ha sbandato di brutto finendo fuori strada e sfasciandosi. Una squadra a pezzi.