Bergamo, tornate le urne di 113 defunti L’omaggio del vescovo e della città
Una commemorazione intima e riservata, che si è tenuta nella chiesa del Famedio del Cimitero Monumentale.
Una commemorazione intima e riservata, che si è tenuta nella chiesa del Famedio del Cimitero Monumentale.
La chiesa di San Giuseppe è stata trasformata in un deposito per bare: è stato organizzato il trasferimento di 45 feretri.
Una pugnalata le immagini degli autocarri militari carichi di bare che percorrono di notte le strade deserte di Bergamo per andare nei forni crematori di altre città e consegnare alle fiamme e alla memoria quei poveri corpi. La città con il più alto numero di vittime per coronavirus piange i suoi morti al suono ininterrotto delle campane.
Alle 21 da Brescia, terra anche lei ferita, il Rosario e la supplica al Santo Papa Paolo VI dal Santuario della Madonna delle Grazie dove nel 1920, cento anni fa, celebrò la sua prima Messa.
Le salme dei bergamaschi deceduti per il coronavirus nell’Isola saranno trasportate a Bologna.
Dietro il dramma delle famiglie che vivono la perdita di un familiare a causa del Covid-19, c’è anche la sofferenza e la fatica degli operatori delle onoranze funebri che stanno lavorando senza sosta da settimane. Lo testimonia il dipendente di un’impresa della Media Valle Seriana, che preferisce, per comprensibili ragioni, rimanere anonimo.
E così si è spenta un’altra luce che incarnava la speranza. Ci ha abbandonato un uomo, un sacerdote, che ridava un senso alla vita di chi l’aveva fino allora sperperata, di chi si era perso nei meandri più bui della propria esistenza, di chi era stato inghiottito da un mondo arido ed egoista.
Papa Francesco nella mattinata di venerdì 20 marzo ha risposto in diretta durante la messa a una lettera di un sacerdote bergamasco che gli cihedeva di pregare per i medici e le autorità che lottano e rischiano la vita per salvarci.
Sono attesi «per la fine del mese» i dati iniziali di uno studio avviato dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo su un anticorpo contro il coronavirus.
«Abbiamo disperato bisogno di infermieri e medici, oltre che di apparecchi di ventilazione e dispositivi di protezione individuale». E’ l’appello in inglese, diretto anche all’estero, di Stefano Fagiuoli, direttore del Dipartimento di Medicina dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che è «in piena emergenza» per il coronavirus.
Mezzi dell’Esercito hanno portato numerose bare, circa una sessantina, dal cimitero di Bergamo nei forni crematori di altre regioni dove ci sono comuni che si sono resi disponibili ad accettarle. È quanto accaduto nella serata di mercoledì 18 marzo.
Dodici nuovi posti letto, ricavati in un reparto di degenza che finora non era stato toccato dalla riorganizzazione: questo il numero che rappresenta lo sforzo immenso che l’ospedale Papa Giovanni sta mettendo in campo nella lotta al coronavirus.
Martedì 17 marzo alle ore 17.30 il vescovo ha unito l’intera diocesi raccogliendosi in preghiera a Sotto il Monte per invocare la «carezza» di Papa Giovanni XXIII, il santo pontefice bergamasco, e donare forza e consolazione a tutti e a ciascuno.
L’appello per avere in fretta altro personale sanitario è stato accolto e da lunedì 16 marzo al Papa Giovanni XXIII hanno preso servizio 27 medici e 4 infermieri militari. Già alle 10 della mattina hanno partecipato alla formazione che ha già coinvolto quasi tremila persone all’Auditorium «Lucio Parenzan» dell’ospedale, il personale della Croce Rossa è arrivato nel pomeriggio.
È iniziata l’«operazione alleggerimento» per il Papa Giovanni: da ieri sono stati avviati i trasferimenti in altre strutture per allentare la pressione sull’ospedale cittadino, che è arrivato a oltre 400 ricoveri Covid-19 in reparti rivoluzionati e organizzati appositamente per ospitare i contagiati, e a oltre 70 persone ricoverate in Terapia intensiva, bisognose di ventilazione forzata
Il nostro vescovo Francesco Beschi ha celebrato la via Crucis dal Duomo di Bergamo. Guarda il video integrale trasmesso da Bergamo Tv .
«La generosìtà dei bergamaschi (ma non solo) ci sta travolgendo come un fiume in piena, un fiume di affetto e solidarietà per cui abbiamo dovuto aprire un nuovo conto corrente dedicato alla raccolta fondi per il coronavirus».
«Per invertire il trend stiamo pensando anche ad altre soluzioni ma una delle difficoltà è che non riusciamo a trovare macchinari e strumenti indispensabili per aumentare la nostra capacità ricettiva».
Già vicario episcopale e parroco emerito di Gavarno Sant’Antonio, è morto mercoledì 11 marzo in ospedale a 82 anni. Prete «paradisino», fu missionario tra gli emigrati in Belgio ma ricoprì anche numerosi incarichi in Curia.
Molti lettori stanno chiedendo i dati per effettuare un versamento al Papa Giovanni XXIII. Ecco cosa serve sapere e come sostenere le strutture del territorio locale.