Referendum, il flop non è solo dei quesiti
I 5 referendum abrogativi sulla «giustizia giusta», voluti da Radicali e Lega, non hanno raggiunto il quorum, la metà più uno degli aventi diritto al voto, e quindi non sono validi.
I 5 referendum abrogativi sulla «giustizia giusta», voluti da Radicali e Lega, non hanno raggiunto il quorum, la metà più uno degli aventi diritto al voto, e quindi non sono validi.
l presidente Volodymyr Zelensky ha riconosciuto nei giorni scorsi di aver perduto il 20% del controllo dell’Ucraina, la zona del Paese più ricca di materie prime (produce almeno il 30% del Pil nazionale).
L’editoriale Chi ha pensato che le notizie di infiltrazioni mafiose nelle liste elettorali siciliane alla fine riguardino solo l’Italia dovrà ricredersi. La «Frankfurter Allgemeine Zeitung» spara il titolo un Elefante nello spazio. Si intende l’Italia nell’Eurozona.
Gli esperti la chiamano «normalizzazione» della politica monetaria. Detto in altre parole, la Banca centrale europea (Bce) giovedì ha ufficializzato che i suoi «superpoteri» stanno per svanire nel nulla: stop agli acquisti di titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona come durante la crisi del debito o la pandemia, via libera al rialzo dei tassi di interesse di riferimento che - con un doppio rialzo…
Un viaggio breve e in sordina, in una cornice indebolita, quello dei referendum sulla giustizia che si svolgono domani in coincidenza con il voto in quasi mille Comuni. Scarsa la copertura mediatica, anche perché i referendari si sono svegliati tardi e perché l’attenzione è altrove: guerra in Ucraina, inflazione, post Covid. Essendo abrogativi di norme vigenti, i referendum per essere validi devo…
Con un progetto di riforma costituzionale, Giorgia Meloni rilancia il tema del presidenzialismo. E lo fa a partire dalla constatazione di un’evoluzione di fatto (al di là delle regole) in tale direzione che la leader di FI ha colto nei più recenti passaggi istituzionali e della crisi della rappresentanza e della mediazione partitica in Parlamento.
Per una comprensione più profonda di quello che sta avvenendo da oltre 100 giorni in Ucraina, bisognerebbe modificare l’oggetto dell’analisi. Anziché concentrarsi prevalentemente sull’autocrate, bisognerebbe interrogarsi di più sull’autocrazia. Sarebbe molto più utile alla nostra democrazia, e alla cura che dobbiamo avere per preservarla. Oltretutto, caduto un Vladimir Putin, la macchina è pronti…
Sappiamo bene quanto la catastrofica onda d’urto pandemica abbia anche costituito un fattore di eccezionale accelerazione di fenomeni che erano già in parte in atto o ai nastri di partenza a livello embrionale. Basti pensare alla crescita del commercio elettronico, all’aumento esponenziale del ritmo di digitalizzazione delle imprese, al profondo rinnovamento del mercato del lavoro e delle relativ…
Le ricadute economiche del conflitto russo-ucraino sono pesanti, con i rincari di gas e petrolio che generano tensioni sull’inflazione. Si vanno a innestare su una situazione che già prima del 24 febbraio, giorno dell’invasione delle truppe di Mosca, era già segnata dall’irreperibilità di materie prime. Lo spettro che inquieta governi e cittadini è la somma dell’aumento dei prezzi alla recessione…
La direttiva europea sul salario minimo ha diviso il mondo politico e le parti sociali, com’era prevedibile. In realtà nel caso dell’Italia si tratta solo di intraprendere una delle due opzioni: una busta paga agganciata per legge all’inflazione (il grande ritorno della «scala mobile») oppure continuare la prassi sindacale di una contrattazione collettiva che garantisca ai dipendenti redditi «ade…
Chi ha avuto la fortuna, o l’avventura, di visitare a Torino la Fiera del libro, si sarà favorevolmente sorpreso alla vista del fiume di visitatori richiamati dall’evento. Parlo di sorpresa perché è notorio quanto bassa sia in Italia la quota di lettori abituali. Basta sfogliare una qualsiasi indagine in materia e si scopre non solo che da noi il numero dei lettori è penosamente tra i più bassi d…
Pallottole o pagnotte? Diventa di giorno in giorno più evidente che la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina sta cambiando il mondo. E ancor più lo cambierà se dovesse durare a lungo, come molti prevedono e moltissimi temono. La rincorsa ad armare Kiev, nell’evidente preoccupazione che quanto fatto finora possa non bastare a bloccare l’iniziativa russa nel Donbass, fa cadere un tabù dopo l’alt…
Boris Johnson continua a scamparla, inseguito da una muta di politici di entrambi gli schieramenti sempre più arrabbiati che vogliono il suo sfratto da Downing Street. Ieri sera il premier ha strappato il rinnovo nella consultazione a scrutinio segreto sulla sua leadership del Partito Conservatore (da cui dipende direttamente, per via del sistema maggioritario «secco» britannico, la poltrona di p…
Cento giorni di guerra in Ucraina reclamano un ruolo di primo piano per la diplomazia, nonostante i ripetuti niet di Putin e la nuova ritorsione di Mosca contro l’Italia. Mentre il conflitto è entrato nella terza fase, fra guerra di logoramento e tentativo di sfondamento russo nel Donbass, il percorso negoziale abborda il secondo capitolo.
Da quando è cominciata la guerra in Ucraina, Sergio Mattarella non ha mai peccato di ambiguità: ha scelto di stare dalla parte dell’aggredito, non ha nascosto il nome dell’aggressore «prepotente», cioè Vladimir Putin, ha spinto l’Italia perché facesse una scelta di campo chiara e convinta – atlantista ed europeista – e aiutasse gli ucraini in ogni modo, anche con le armi; nello stesso tempo ha co…
L’editoriale Se si esce dal dibattito inquinato da vecchie e nuove ideologie e si entra nella carne del conflitto russo-ucraino, dopo soli 100 giorni di combattimenti si scoprono numeri da brivido, effetto della brutalità con la quale l’esercito russo si muove sul terreno utilizzando l’artiglieria per radere al suolo ogni ostacolo che trova sulla sua strada, senza distinguere ad esempio tra…
L’editoriale Che l’inflazione sia «la più iniqua delle tasse», come diceva Luigi Einaudi, è ormai diventata convinzione diffusa in Italia, seppure con un discreto ritardo rispetto agli anni in cui lo intuì l’economista liberale.
Cento giorni e cinquanta interventi, uno ogni due giorni per l’aritmetica. Papa Francesco ha seguito una linea precisa sul conflitto in Ucraina, quella dettata da Papa Giovanni XXIII e cioè che la guerra è «aliena alla ragione», inconciliabile con la ragione umana.
Nonostante le sterili polemiche del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, il bonus psicologico è legge, e presto, in Lombardia, avremo anche lo psicologo di famiglia.
Lo scadere dei cento giorni della guerra russa in Ucraina dovrebbe imporre a tutti un bagno di realismo, e a qualcuno un senso di vergogna. Per più di tre mesi ci siamo raccontati che l’esercito russo era guidato da un gruppo di sanguinari incompetenti, che quello ucraino passava di vittoria in vittoria, che le sanzioni (l’Europa ha appena licenziato il sesto «pacchetto») stavano annientando la R…