Moda, un business lombardo A Bergamo oltre 3.000 imprese
Sono 35 mila le imprese lombarde attive nel settore della moda, di cui circa una su tre si concentra a Milano (13 mila).
Sono 35 mila le imprese lombarde attive nel settore della moda, di cui circa una su tre si concentra a Milano (13 mila).
Resta la piattaforma più importante a livello internazionale per le collezioni di abbigliamento e accessori uomo e per il lancio dei nuovi progetti sulla moda maschile. Tantissime le aziende bergamasche a Firenze.
Cresce il progetto di Giovanni Nembrini, da Castelli Calepio un accordo con Seul: sette aperture per Studswar, puntando ora a Dubai. Lo scorso agosto anche una serie di scatti con l’attrice coreana Han Hyo Joo in Città Alta per Harper’s Bazaar.
Sono diventati famosi con i loro bracciali, realizzati con le corde del Sebino e prodotti dagli artigiani della Bergamasca e del Bresciano. Ora il secondo step è una collezione di sneakers, sempre artigianali e made in Italy, che stanno diventando il core business della loro azienda.
A più di cinquant’anni dalla prima minigonna, la sua creatrice è stata onorata dalla regina Elisabetta.
Sentirsi un po’ nei suoi panni è come scoprire la storia di un tessuto, di un colore che prende forma e s’indossa con la leggerezza con cui un bimbo corre a perdifiato in un prato, una ragazzina fa giravolte all’infinito
Il nome è arrivato mentre si trovava in una stamperia nel Comasco, alla ricerca di tessuti. Pino Gavazzeni stava parlando con un giovane stilista: «Ero già dell’idea di fare una linea nuova e gli dissi che volevo un nome italiano dato che a quei tempi era di moda la terminologia inglese e francese. Lui mi ricordò che a Milano c’era una strada che si chamava Bagutta: mi piacque subito quella parol…
Un lasciapassare che avvantaggia i rapporti internazionali, uno status che garantisce trasparenza nella filiera, dalla materia prima alla produzione fino alla confezione e spedizione, con tutte le garanzie di tracciabilità richieste dalle normative internazionali.
Note musicali sulle vestine, note musicali per il suo brand. E con questo connubio Imelde Bronzieri non poteva che vestire, ancora una volta, il Piccolo Coro dell’Antoniano dei Frati Minori di Bologna in scena questi giorni allo Zecchino d’Oro.
Sono spille? No, sono collane e sono un mix di creatività tutta bergamasca. A unirsi in un progetto all’insegna del bijoux sono Guja Ajolfi e Cristian Bonfanti: la prima si occupa di conservare e promuovere tutto l’anno Palazzo Moroni e ha una passione per il disegno e l’arte, il secondo ha un laboratorio all’insegna di fiori, piante grasse e oggetti d’arredo e ricerca in Borgo Santa Caterina, in…
«I miei genitori mi vedevano già in banca, col posto fisso e sicuro e con quel diploma di Ragioneria in tasca che a me metteva una gran tristezza». Parte da qui Salvatore Rota e racconta la sua azienda, la Vetraria Imagna.
«Io sono il più bergamasco della famiglia? Può darsi, ma anche Gaia ogni tanto non si fa mancare qualche inflessione orobica. E poi, qui a Milano, l’accento ce lo individuano immediatamente».
La ripetono entrambi la frase di papà Nicola: «Trussardi non sarebbe Trussardi senza il jeans». Ci credono fermamente Gaia e Tomaso che partono da qui, dalla storia del marchio nato proprio a Bergamo nel 1987, per presentare a Milano la nuova vita di Trussardi Jeans, brand del gruppo chiuso due stagioni fa e ora tornato alla luce, dopo un’opera di riorganizzazione e ristrutturazione.
Giovane e contemporaneo. Sono queste le parole chiave della rinascita della nuova Trussardi Jeans, il cui rilancio è stato presentato lunedì 17 novembre a Milano, con tanto di festa serale negli spazi delle ex officine Ansaldo tra una sfilata e una festa animata dalla musica della britannica Anna Calvi.
Una merenda (bio) con i bimbi e un aperitivo glamour per le mamme (o i papà) per ascoltare le nuove fiabe di «Giacomo» e «Margherita», ma anche per provare una nuova linea, «Mamma Baby», di prodotti bio per il bagno per i piccoli e adulti.
«Io non so se corrisponda al vero quanto visto a Report, io parlo di quello che produco».
Delocalizzare la produzione dove la manodopera è a buon mercato crea un fenomeno di impoverimento del tessuto economico anche locale.
Ci sono tagli, ci sono vuoti, come spaccature che nei suoi abiti sono l’inizio di una storia.
Dopo il web e la carta, anche la radio. Nuova avventura per la moda bergamasca che finisce anche su Radio Alta con «Tacco 12»
L’ultima che aveva detto, con l’aria di uno che sa scrutare la politica internazionale (i due stavano in America), era stata: «Renzi e Marchionne sono due sòle». Noi del Nord diremmo due chiaviche, ma il senso è lo stesso. Prima aveva spiegato che «Renzi è in tilt», e tempo addietro che Nanni Bazoli, il patron di Banca Intesa che gli aveva fatto lo sgambetto sulla porta d’ingresso del Corriere de…