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Trump riscrive
le alleanze

di Fulvio Scaglione
Trump riscrive le alleanze

Chi voleva capire bene che cosa voglia dire l’espressione «esperienza politica» non doveva far altro che seguire la conferenza stampa che Donald Trump e Vladimir Putin hanno tenuto al termine del loro primo faccia a faccia dopo due anni di polemiche e accuse a distanza. Ci sono occasioni in cui resistere al vertice di una grande nazione per vent’anni serve più che costruire grattacieli e ieri lo si è visto bene. Putin navigato e sicuro, Trump ondivago e mai preciso. Il leader russo tranquillo e lineare, il presidente Usa incapace di scegliere tra indulgenza e attacco, soprattutto verso i suoi denigratori interni. Non a caso la stampa americana è furiosa con Trump e i democratici e parte dei repubblicani fanno a gara nell’organizzarne il linciaggio. Detto questo, e a costo di passare per illuso, mi pare di scorgere una trumpiana logica in questa trumpiana follia. Una logica, peraltro, che va ben oltre l’avversione del presidente (e del suo collega del Cremlino) per il Russiagate, la presunta interferenza dei servizi segreti russi nelle elezioni che lo portarono a conquistare la Casa Bianca.

Gli «altri» immigrati
della porta accanto

di Andrea Valesini
Gli «altri» immigrati della porta accanto

Nella fotografia della Francia che domenica ha vinto i Mondiali di calcio, scattata prima del fischio d’inizio, emerge un’evidenza: cinque calciatori su undici sono di origine africana. Tanto è bastato perché su Facebook, a fine partita, comparisse l’immagine con la didascalia «Ha vinto l’Africa». Ma dietro l’ironia c’è la storia. Quei calciatori di origine africana sono cittadini francesi a pieno titolo, rappresentanti di comunità che appartengono al Paese d’Oltralpe da più generazioni. In Francia s’incontrano impiegati di banca, poliziotti o dirigenti d’azienda d’origine africana. Un segno d’integrazione ma anche di un’immigrazione di lunga data, figlia tra l’altro della colonizzazione del Maghreb già dal 1830. La storia migratoria dell’Italia è invece diversa e più recente, datata una trentina d’anni fa. Le immagini che mostrano barche nel Mediterraneo dirette sulle nostre coste si accavallano con quelle di chi invece vive nel nostro Paese da molti anni, ha un lavoro e una casa e non andrebbe più considerato migrante, anche perché nel frattempo magari ha acquisito la cittadinanza italiana.

Marco, pasticciere
felice a Londra

Pasticcini, parole e un tocco di magia Marco: «Londra mi ha dato fiducia»

Marco Marcantoni, da Barbata alla capitale inglese. In Italia solo porte chiuse, Oltremanica subito un lavoro. Ora ha scritto un libro sulle sue ricette di pasticciere: «Sono felice di essere riuscito a rendere una delle mie passioni un lavoro» afferma sorridente Marco Marcantoni, trentaquattrenne originario di Barbata, che da tre anni e mezzo vive a Londra, dove lavora come pasticcere in un ristorante di lusso del centro. Marco ha, da sempre, quattro grandi passioni, «la scrittura, la pasticceria, il calcio e la prestidigitazione - racconta - e qui in Inghilterra, oltre che essere diventato un pasticciere di professione, continuo a coltivarle tutte».

Turisti e pellegrini
Due strade parallele

di Diego Colombo
Turisti e pellegrini Due strade parallele

Il turismo è diventato un aspetto sempre più centrale nell’economia dei Paesi e nella vita delle persone. Territori, in crisi su altri versanti, cercano nel turismo una via di rilancio, coinvolgendo non soltanto gli addetti ai lavori ma anche ulteriori attività. L’uomo contemporaneo della società liquida si sforza di ritrovare se stesso in esperienze sempre più varie. La ricerca fondamentale è quella di una ricostituzione del benessere psicofisico, logorato da ritmi convulsi e ripetitivi.