Brusaferro (Iss): evitare i raduni a Natale «Se ci rilassiamo la curva riparte»
METEO In collaborazione con 3BMeteo
«I pettirossi sono tornati...» Foto del Giorno «I pettirossi sono tornati...»

La Svizzera scia
Salute? Un’opinione

di Alberto Krali
La Svizzera scia Salute? Un’opinione

Discussioni sfrenate di chiusura, le definisce la Neue Zürcher Zeitung. Per il quotidiano di Zurigo il dibattito sulla chiusura degli impianti da sci supera la decenza perché non tiene conto della ragione economica. In Svizzera quando si tocca il portafogli si mette mano alla pistola, quanto meno quella mediatica. A Zurigo ce l’hanno con la Germania, che con Angela Merkel ha sposato la linea della prudenza e adesso valuta di chiudere gli impianti degli sport invernali. Berna è un po’ il segnavento degli equilibri politici in Europa. Si tiene fuori per orgoglio nazionalistico ma annusa il vento. È dalla Germania che vengono gli indirizzi europei e se il governo italiano dice no alle vacanze invernali sulla neve, per Berna vuol dire che occorre guardare a Berlino.

Futuro giusto
e sostenibile

di Pino Roma
Futuro giusto e sostenibile

Fino a qualche decennio fa la parola «sostenibilità» era confinata a pochi gruppetti d’intrepidi ambientalisti, visti con sospettoso fastidio da quanti avevano subito danni per iniziative spesso poste in essere in modo per lo più episodico, sulla base di una visione ecologistica talvolta estrema e di maniera. La crescente presenza di diffusi fenomeni di degrado ambientale, d’impoverimento delle risorse naturali e di compromissione di interi ecosistemi, hanno fatto sì che imprese, istituzioni e intere comunità iniziassero a porsi l’obiettivo di cercare un equilibrio tra profitto, responsabilità individuale e bene comune. La stessa Unione europea, spesso criticata per la frammentarietà e il carattere eccessivamente burocratico e disorganico delle proprie iniziative, si è aperta a queste riflessioni proponendosi come anticipatrice di un nuovo modello di sviluppo a livello mondiale.

«Il primo studio a casa dei nonni
poi il Royal College of Art a Londra»

di Andrea Taietti
«Il primo studio a casa dei nonni poi il Royal College of Art a Londra»

«Ho sempre avuto la passione per le materie creative fin da quando ero bambino – racconta Luca Longhi, 27 anni, pittore, originario di Bergamo –. Mi è sempre piaciuta arte e immagine a scuola o andare alla ludoteca dell’oratorio dell’Immacolata per i laboratori. Mi piaceva perché avevo la possibilità di fare qualcosa con le mie mani senza troppe regole e potevo portare a casa un lavoretto o un regalo per la mia famiglia fatto da me. Alle medie, poi, venne a mancare mio nonno. E credo che il mio interesse per l’arte in particolare cominciò in quel periodo. Fu automatico il bisogno di potermi esprimere in quel momento, che fu per me molto traumatico. Non sapevo quello che facevo e quello che potevo fare, ma mi faceva stare bene».